ATTUALITA'

19/01/2026

Dei delitti e delle pene nella formazione dei giornalisti

Si riapre il dibattito sulle sanzioni per gli inadempienti e sulla riforma della professione

Si è parlato molto nelle ultime settimane della formazione e delle sanzioni nelle quali possono incorrere gli inadempienti. Due i fatti scatenanti: il primo è stato la chiusura della piattaforma formativa on-line il 20 dicembre con dieci giorni di anticipo rispetto al termine del triennio ’23-’25, il secondo, l’audizione del presidente Carlo Bartoli alla Commissione Giustizia del Senato, nella quale, nell’ambito della riforma della professione, il Presidente ha ipotizzato la trasformazione dell’inadempienza formativa in violazione amministrativa, con conseguenti sospensioni e radiazioni automatiche per i trasgressori. Si tratta di questioni separate che meritano però un approfondimento.

Parto dalla chiusura della piattaforma on line il 20 dicembre. Come ho già avuto modo di dire, si è trattato a mio modo di vedere di un provvedimento inopportuno, nonostante l’ampio preavviso dato agli iscritti e nonostante le ragioni tecniche che lo hanno giustificato. Se è vero che sarebbe illogico suppore che qualcuno possa svolgere i sessanta crediti del triennio nello spazio di pochi giorni, è altrettanto vero che molti avevano programmato di completare pochi crediti residui nella pausa natalizia e credo che questo sia del tutto logico e legittimo. E ad accrescere lo sconforto di molti ha contribuito il fatto che alcuni enti terzi, spesso a pagamento, abbiano continuato a erogare crediti fino al 31/12: una disparità difficilmente comprensibile. Come già chiarito nella newsletter, si è trattato di decisioni assunte dal livello nazionale e per le quali l’Ordine del Piemonte non ha avuto alcuna responsabilità né possibilità di intervento. Quel che certo è che a valutare la posizione degli inadempienti sarà ora il Consiglio di disciplina che opererà seguendo la legge in vigore che non prevede alcun automatismo: per ciascun caso, a partire da quelli più gravi e nei limiti delle possibilità, sarà aperto un procedimento disciplinare e ogni posizione sarà valutata nella sua specificità, come del resto accaduto nel passato.

Se la decisione sulle sanzioni spetterà dunque esclusivamente al Cdt che è del tutto autonomo, sulla loro misura mi limiterò ad alcune osservazioni di carattere generale, a partire da quanto affermato dal presidente Bartoli al Senato. Secondo il dato più aggiornato, nel triennio ’23-’25, su 96.000 obbligati alla formazione, gli adempienti sono risultati 60.800 (il 63%), mentre gli inadempienti 35.000 e di questi 25 mila circa “zeristi, vale a dire colleghe e colleghi che non hanno acquisito nemmeno un credito nell’intero triennio. Un comportamento, quest’ultimo, che non può essere accettato, né giustificato. Non può esserlo perché l’iscrizione all’ordine comporta diritti ma anche doveri precisamente stabiliti dalla legge e non può esserlo anche in considerazione del fatto che l’Ordine di Giornalisti, a differenza di altre categorie, eroga la formazione in maniera del tutto gratuita, ingenti risorse della collettività.

Credo quindi che se da un lato sia corretto sanzionare gli inadempienti – anche per rispetto nei confronti di quella maggioranza di colleghi che le regole le rispetta – dall’altro è necessario che vi sia una misura equa e graduale che tenga anche conto delle sanzioni previste per altre violazioni disciplinari. Nella nostra giurisprudenza domestica, sospensioni e radiazioni sono ad esempio provvedimenti rari che vanno a colpire comportamenti fortemente lesivi della dignità professionale. Stabilirli con un meccanismo automatico sarebbe per questo sbagliato e lo sarebbe soprattutto senza offrire una possibilità di recupero. Se si ipotizza la sospensione dalla professione per i casi più gravi (zeristi recidivi, ad esempio), potrebbe essere utile offrire anche la possibilità di regolarizzare la posizione facendo così venir meno provvedimento. Se la formazione, poi, è un obbligo stabilito dalla legge, è necessario che tutti coloro che sono inquadrati contrattualmente come giornalisti possano disporre di un monte ore di permessi sufficiente, prevedendo per i lavoratori autonomi forme di defiscalizzazione per recuperare almeno in parte le ore di lavoro perse.


La riforma della legge professionale è sicuramente un’opportunità, cerchiamo di sfruttarla evitando le liti e concentrandoci sulla soluzione dei problemi per migliorare la qualità del lavoro e quindi anche dell’informazione nel nostro paese.

Stefano Tallia, Presidente Ordine dei giornalisti del Piemonte

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