
Da Piero Gobetti una lezione alla politica, al giornalismo e a Torino
Ha preso il via il programma delle iniziative per il centenario della morte del “prodigioso giovinetto”
Si sono aperte con lo spettacolo “Tutto in me è amore” le celebrazioni per il centenario della morte di Piero Gobetti, un ricco cartellone di appuntamenti che vede l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte tra i componenti del comitato promotore. Un omaggio doveroso al Gobetti giornalista ed editore, aspetto al quale nel mese di aprile sarà dedicata una giornata di studio e di formazione. Ma cosa – è giusto chiedersi – può ancora insegnarci l’esempio di un venticinquenne che un secolo fa osò sfidare la violenza fascista per ideali di giustizia e libertà?
Anzitutto, l’intransigenza, quella tensione morale che attraversa anche l’intera piece teatrale scritta da Diego Pleuteri. Quell’intransigenza che emerge dalle critiche teatrali gobettiane mai indulgenti e in merito alle quali il “prodigioso giovinetto” si confrontava con intellettuale durezza anche con Antonio Gramsci. Intransigenza che vuol dire capacità di tenere dritta la barra delle proprie opinioni anche quando le pressioni o lo spirito del tempo consiglierebbero condiscendenza. Piero Gobetti non lo era, era un uomo che credeva in una rivoluzione ispirata da valori liberali dentro i quali viveva la sua idea di giustizia sociale. Il giornalismo era per lui lo strumento attraverso il quale realizzare questa idea di società. Tutto questo trasmette nel tempo presente almeno tre messaggi: alla politica, al giornalismo e anche alla nostra città.
In un dibattito pubblico che in Italia e in Europa spinge l’ago della bilancia verso posizioni nazionalistiche e autoritarie, si sente forte l’assenza di un pensiero critico che si faccia interprete di una visione altra, che non cerchi scorciatoie ammiccando alle tesi dell’avversario politico, che rappresenti una chiara alternativa di società. La politica è il confronto tra idee differenti, troppe volte si ha invece la sensazione che il campo di gioco sia stato disegnato da una sola squadra.
Al giornalismo Gobetti insegna invece la capacità di raccontare questa contrapposizione senza sconti, senza trasformare la cronaca in pettegolezzo, stimolando i contendenti della politica a innalzare il tono delle loro riflessioni. Insegna, quando necessario, a prendere parte, per difendere i valori sui quali si fonda la società democratica.
A Torino, Piero Gobetti ricorda infine di essere stata una capitale intellettuale anche per il ruolo svolto dai suoi giornali, una lezione ancor più importante nei giorni nei quali c’è grande incertezza sul futuro della Stampa che di questo territorio è sempre stata una delle voci più autorevoli. Come ho già avuto modo di scrivere in altre occasioni, il destino della testata non riguarda esclusivamente le persone che lavorano in via Lugaro o nelle redazioni decentrate, ma è una questione che richiama tutte le forze politiche e sociali del territorio alle proprie responsabilità.
Piero Gobetti, un nome che ha ancora molto da dire e insegnare a tutti noi.
Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte
*Foto scattata alla prima di “Tutto in me è amore” e ritrae l’intervento introduttivo di Marco Revelli, presidente del Centro Gobetti
