
Addio a Michele Albanese, giornalista coraggioso
Per le denunce sulla Ndrangheta era finito sotto scorta: un esempio di dedizione al giornalismo
Se n’è andato Michele Albanese, giornalista coraggioso, voce dalle Calabria e dell’Italia più bella, quella che non si piega al ricatto della criminalità organizzata e che ne denuncia le trame. Un uomo che per questo suo modo di intendere il giornalismo è stato costretto a vivere per anni sotto scorta, pagando prezzi umani e professionali molto elevati. Di Michele mi hanno sempre colpito la profonda umanità e l’umiltà che accompagnava le sue parole. Lo conobbi nel gennaio 2015, quando in una agitata notte congressuale andai a raccogliere il suo voto nell’albergo che lo ospitava: la scorta che non lo lasciava un attimo non aveva autorizzato ulteriori spostamenti. Quel piccolo episodio fece nascere un’amicizia e fu un onore poterlo ospitare, qualche tempo dopo, nella Casa dei Giornalisti torinesi per parlare della sua vita sotto scorta e del giornalismo di frontiera. Ricordo il silenzio che quella sera accompagnò le sue parole e ricordo anche come ci avesse messo in guardia -prima ancora che le inchieste scoperchiassero il vaso di pandora- sulla pervasività della Ndrangheta al Nord.
Amava il giornalismo Michele, ma amava anche lo sport e la sua Juve. Ci eravamo ripromessi di rivederci a Torino per andare insieme allo Stadium. La vita non ce lo ha permesso e resta un dolore che si aggiunge al dolore della sua scomparsa prematura.
Restano però, nel giorno del saluto definitivo, il suo esempio che sono certo non verrà dimenticato e la gratitudine per quel che ha fatto nel tentativo di rendere questa e altre terre migliori di come le si hanno trovate.
Ciao, Michele.
Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte
