MANIFESTAZIONE PER RICORDARE I GIORNALISTI UCCISI A GAZA imago economica
GIORNALISTI

27/04/2026

Sempre più morti e censure: il triste 3 maggio della stampa

Cresce il numero di giornalisti uccisi nei conflitti, convezioni internazionali come carta straccia

L’ultimo nome che si è aggiunto al triste elenco degli operatori dell’informazione uccisi nel racconto dei conflitti è quello di Amal Khalil, vittima di un raid dell’esercito israeliano mentre documentava quel che sta accadendo nel sud del Libano. L’inchiesta è in corso ma molte testimonianze hanno ipotizzato che l’attacco nel quale è stata ferita gravemente anche la fotografa free lance Zeinab Faraj, non sia stato il frutto di un errore.

Solo nel 2025 sono stati 128 i giornalisti uccisi in tutto il mondo, molti di loro vittime di attacchi mirati il cui obiettivo era proprio quello di spegnere la luce dell’informazione perché le atrocità di guerra non fossero raccontate. Come mi è capitato di ricordare nel corso della manifestazione che ha aperto le celebrazioni per il centenario della scomparsa di Piero Gobetti, è ai nomi di queste donne e uomini che dobbiamo pensare quando riflettiamo sul valore della libertà di stampa.

Ci sono paesi governati da dittature come la Russia e l’Iran dove ogni libero esercizio dell’informazione viene represso con la forza, ma ci sono anche eserciti di stati democratici sospettati di aver deliberatamente colpito i giornalisti come nel caso di alcune delle operazioni condotte dall’Idf a Gaza, territorio dove continua a essere impedito l’accesso alla stampa indipendente e dove dall’inizio dell’offensiva israeliana hanno perso la vita 39 operatori dell’informazione. Un tributo di sangue che ha spento molte delle voci che con coraggio hanno raccontato la sofferenza e la morte del popolo gazawo. Ma questo non basta. Molti altri conflitti sono rimasti parzialmente nell’ombra perché qualunque giornalista abbia provato ad avvicinarsi è divenuto bersaglio dei contendenti: mi riferisco alle guerre che hanno devastato la Siria e alla contestuale avanzata del Califfato sunnita in una vasta porzione di Medio Oriente. E la vita non è più semplice e meno rischiosa per chi  prova a raccontare l’attività dei narcos in centroamerica o le numerose guerre che dilaniano l’Africa
Tutto questo per dire come le convenzioni internazionali che dovrebbero proteggere il lavoro della stampa sono ormai carta straccia in molte parti del mondo e questo non è casuale. Nell’era della rapidità dell’informazione nella quale un fatto accaduto a miglia di chilometri di distanza può essere conosciuto in tempo reale, ridurre al silenzio le fonti indipendenti è la precondizione indispensabile per mettere in moto la propaganda.

È questo il contesto nel quale ci prepariamo dunque a celebrare, il prossimo 3 maggio, la Giornata mondiale per la Libertà della stampa, una ricorrenza resa triste da questi numeri e che dice quanto i valori della democrazia siano in crisi in molte parti di mondo.

Bene hanno fatto, dunque, il consigliere Abdullahi Ahmed e le consigliere Tiziana Ciampolini Ludovica Cioria e Sara Diena a presentare una mozione con la quale impegnano il Comune di Torino a promuovere iniziative di sensibilizzazione in memoria delle giornaliste e dei giornalisti uccisi. Un’iniziativa per la quale voglio ringraziarli e che nasce nel nome di Shireen Abu Akeh,  reporter uccisa a Jenin l’undici maggio del 2022 nonostante indossasse un casco e un giubbotto con la scritta “Press” ben visibile: un’insegna che non è più protezione ma bersaglio.

Una intollerabile violazione dei diritti umani contro la quale ogni faro che si accende è luce preziosa per illuminarla.

Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte

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