Giovanni_Arpino
EVENTI

23/01/2024

Arpino e la sua battaglia contro l’impoverimento del lessico

Questa sera, martedì 23 gennaio, presso la Sala Toniolo di Palazzo Ceriana Mayneri, si terrà un evento di formazione nel solco del ricordo di Giovanni Arpino (1927-1987), scrittore e giornalista. L’incontro, intitolato «Lo scempio della parola», mette in luce come Arpino avvertisse già anni fa – con urgenza – il problema del degrado della lingua nell’uso quotidiano, nei media, nel giornalismo. «Un popolo è ciò che esso parla», diceva il vincitore del Premio Strega e del Campiello, collaboratore prima a La Stampa e poi al Il Giornale.

L’incontro proporrà perciò una riflessione sullo stile giornalistico di Arpino partendo proprio dalle sue considerazioni sopra citate, con accompagnamento dal vivo di alcune delle canzoni legate alla sua vita e alla sua opera, particolarmente esemplificative delle sue riflessioni.

Tra i relatori che interverranno, Tommaso Arpino, figlio dello scrittore, Maria Rosa Masoero, professoressa Dipartimento Studi Umanistici, Università di Torino, il soprano Susanna Picchio, il pianista Massimiliano Brizio e il giornalista e regista Giulio Graglia, che ci consegna il “suo” Arpino in un ricordo e una riflessione.

«Il mio Arpino – dice Graglia – è la conoscenza di un autore che leggevo da studente negli anni ’70, era uno dei letterati da me più frequentati, ai tempi leggevamo soprattutto gli autori del territorio, da Pavese a Fenoglio e Arpino era per me una sorta di fil rouge, con lui c’era Torino e un certo tipo di torinesità».

«Di scempio della parola – continua Graglia – ne iniziò a parlare già molti anni fa. Lui portava avanti una battaglia contro l’impoverimento del lessico e del linguaggio, evidente oggi più che mai; credo che i social abbiano peggiorato ancora di più questa crisi e questa semplificazione. Oggi sono accettati non solo la povertà di espressione ma errori grammaticali che non sarebbero mai passati da un caporedattore all’epoca. Oggi purtroppo i giornali stanno abbandonando le pagine culturali e quelle di critica sono diminuite; gli editori hanno mollato nel tempo perché evidentemente hanno visto che l’interesse crollava, ma la crisi dei giornali non è stata comunque scongiurata».

«La storia di come ho conosciuto Arpino – conclude – è collegata al suo romanzo Una nuvola d’ira, che fu poi realizzato per la televisione. Era il 1982, lavoravo con un collega regista, Massimo Scaglione, e andammo alla Stampa, all’epoca ancora in via Marenco, per incontrare Arpino. Ci venne incontro e cedette i diritti televisivi, ma con una sola richiesta: il protagonista doveva essere Gipo Farassino. La bozza dell’accordo fu tirata giù su un pezzetto di carta a quadretti strappato da un piccolo quadernetto, dove scrisse che cedeva i diritti del suo romanzo».

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