Corecom Presidente Vincenzo Lilli
EDITORIA

30/08/2025

Dal digitale al pluralismo dell’informazione

Le priorità del Corecom Piemonte

Dal telefono alla TV, dai i social al web. Quando si parla di comunicazioni in Piemonte il punto di riferimento è il Corecom, il Comitato Regionale per le Comunicazioni. E’ l’organismo che, su delega dell’Agcom, vigila sul rispetto delle regole del settore, tutela i cittadini nei rapporti con gli operatori e promuove l’educazione digitale, soprattutto tra i più giovani. Un ruolo sempre più centrale in un’epoca in cui l’informazione corre veloce e le sfide legate alla comunicazione sono sempre più complesse.

Per capire meglio come lavora il Corecom e quali sono le sue priorità abbiamo intervistato il presidente Vincenzo Lilli.

Presidente, in che modo il Corecom Piemonte supporta le emittenti private?

Anche se il Corecom Piemonte non ha tra le sue funzioni il compito di supportare le emittenti private del territorio, le sue attribuzioni riguardano la vigilanza sul rispetto degli obblighi imposti dal TUSMA (Testo Unico dei Servizi di Media Audiovisivi e radiofonici, che regola la trasmissione di contenuti audiovisivi e radiofonici su qualsiasi piattaforma, ndr), come integrato dai regolamenti e provvedimenti attuativi dell’ Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM). E opera un aiuto gestionale offrendo loro assistenza e servizi per favorire il corretto svolgimento degli adempimenti previsti dalle normative vigenti, in particolare quelle dell’Autorità stessa.

Quali sono le principali sfide che le emittenti locali stanno affrontando?

Le emittenti locali sono anni che stanno affrontando diverse sfide, come la crescente competizione con i media digitali, le difficoltà economiche legate alla sostenibilità finanziaria, e le esigenze di adeguarsi alle nuove tecnologie e normative. Certamente queste sfide richiedono un continuo adattamento e innovazione per mantenere la loro presenza e qualità nel panorama mediatico locale.

L’avvento del digitale e delle piattaforme online ha profondamente cambiato il panorama mediatico. Come stanno reagendo le emittenti locali piemontesi a questa trasformazione tecnologica?

Il passaggio dal sistema analogico a quello digitale è avvenuto definitivamente circa 15 anni fa. Credo che le emittenti locali piemontesi, come tutto il sistema dei media, stia operando ormai da tempo in questa nuova realtà. Sicuramente il processo di trasformazione ha richiesto e richiede impegno e innovazione tecnologica, consentendo così di essere competitivi sul mercato.

La sostenibilità economica è una delle maggiori criticità del settore. Ritiene che ci siano margini per nuovi interventi istituzionali a sostegno del pluralismo informativo locale?

La sostenibilità economica è certamente una delle sfide principali per le emittenti locali, come lo è per qualsiasi impresa, e nel caso di specie trovare nuovi interventi istituzionali potrebbe essere una buona strada per sostenerle. Potrebbero esserci margini per interventi mirati per aiutare il settore a superare le varie criticità mantenendo così un ruolo importante nell’informazione pluralista locale. Ma questo non dipende dal Corecom.

Per quanto riguarda invece la tv pubblica, i programmi dell’accesso sono uno spazio televisivo e radiofonico gratuito e autogestito di cui si occupa il Corecom. E’ ancora una iniziativa attuale e utile?

Sì. Il Corecom ha tra le funzioni proprie il compito di organizzare e coordinare la partecipazione degli aventi diritto ai programmi per l’accesso, che sono ancora un’iniziativa rilevante e preziosa per mantenere viva la partecipazione civica e culturale nel contesto mediatico locale. Questi spazi rappresentano un’opportunità importante per le realtà locali, associazioni, gruppi e cittadini di esprimersi, condividere idee e promuovere la cultura e il territorio. Permettono di coinvolgere direttamente la comunità, favorendo un’informazione più vicina alle esigenze e alle peculiarità del tessuto sociale.

Cristiano Bussola

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