
Dentro una redazione, tra verità e ombre: Beppe Minello racconta “Anonima cronisti”
C’è una linea sottile, a volte invisibile, che separa la ricerca della verità dal rumore che la circonda. È proprio su quella linea che si muove Anonima cronisti, romanzo d’esordio di Beppe Minello, per oltre quarant’anni cronista in prima linea e oggi narratore capace di trasformare esperienza vissuta in racconto.
La storia si apre nella Torino post-olimpica, città trasformata e contraddittoria, dove un gruppo di giornalisti – giovani e meno giovani – prova a resistere alle pressioni di un mondo che cambia. Al centro, un omicidio apparentemente chiaro: quello di un consigliere comunale impegnato contro una speculazione edilizia milionaria. Ma, come spesso accade nel giornalismo (e nella realtà), nulla è davvero semplice. I nemici non stanno solo fuori, ma anche dentro la redazione.
Per Minello esistono due scuole di scrittura, «chi inventa e chi scrive di ciò che conosce». Lui appartiene alla seconda. Le vicende del romanzo nascono da fatti reali, trasformati e rielaborati, ma radicati in un’esperienza concreta fatta di tribunali, comuni, ospedali, e soprattutto di persone. «La realtà – dice – è sempre molto più ricca della fantasia», spiega.
Il cuore del libro è proprio la redazione, raccontata come uno specchio della società: con le sue tensioni, ma anche con la testarda volontà di difendere un mestiere che resta – nonostante tutto – fondamentale per la democrazia. La regola, per Minello, non cambia: cercare le notizie, verificarle e pubblicarle. Oggi, dice, tutto è più complesso. I social hanno accelerato i tempi e complicato i controlli. «Quando scrivevo avevo una giornata intera per verificare. Ora non è più così». Eppure una certezza resta: ci sarà sempre qualcuno con qualcosa da raccontare. E ci sarà sempre «bisogno di qualcuno che faccia da intermediario tra i fatti e i lettori».
Non è solo un giallo, quindi, il libro di Minello. È anche un romanzo di formazione professionale e umana, un viaggio nei meccanismi dell’informazione e nelle trasformazioni della città: dalla Chiesa del Santo Volto ai nuovi grattacieli, dagli scali ferroviari abbandonati fino alla vitalità di Porta Palazzo. E poi Pinerolo, teatro di una vecchia truffa che nel libro torna a galla, collegando passato e presente.
Passare dalla cronaca alla narrativa, però, non è stato semplice: «Pensavo fosse una passeggiata, invece i primi capitoli erano orribili», racconta Minello con ironia. Il motivo? «Il cronista deve condensare, eliminare il superfluo. Lo scrittore, invece, deve costruire ambienti, atmosfere, dare respiro alle storie. Un cambio di prospettiva radicale, che ha richiesto tempo e una riscrittura profonda».
Il risultato è un romanzo che unisce giornalismo e narrativa e sarà presentato in due occasioni:
Martedì 28 aprile, ore 18.30 – Circolo della Stampa (Torino)
Beppe Minello dialoga con Stefano Tallia e Giorgio Ballario.
Lunedì 18 maggio, ore 18.30 – Libreria Belgravia (Torino)
In dialogo con Michele Paolino, nell’ambito del Salone Off.
