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ATTUALITA'

06/04/2026

La mela avvelenata degli editori e la difesa dei free lance

Dopo la manifestazione di Torino, Ordine e sindacato in piazza a Roma per l’equo compenso

Giovedì prossimo, il 9 aprile, sarò in piazza a Roma per sollecitare l’approvazione delle tabelle per l’equo compenso giornalistico, un provvedimento chiesto da anni dai lavoratori autonomi dell’informazione e per il quale si era impegnata anche la Presidente del Consiglio nella conferenza stampa di inizio anno. Da allora però nulla si è mosso e anzi, le ultime travagliate vicende che hanno interessato il Ministero della Giustizia, paiono aver allontanato il traguardo. Ma la manifestazione di Roma, nata su iniziativa dell’Ordine del Lazio e alla quale hanno aderito il Consiglio nazionale, molti ordini regionali e la Federazione della Stampa ha anche una forte valenza simbolica.

Nel momento più duro della vertenza per il rinnovo contrattuale non va infatti dimenticato che la battaglia che la categoria sta combattendo è anzitutto a difesa di chi un posto di lavoro stabile non ce l’ha ancora e forse non lo avrà mai. Una vertenza nella quale il sindacato sta cercando di difendere il ponte della solidarietà tra le generazioni, consapevole che solo così si potrà salvare la professione. Sarebbe stato di certo molto più semplice, per la Fnsi, sottoscrivere quella sorta di ricatto servito dagli editori nelle prime battute della trattativa contrattuale: qualche soldo (forse nemmeno così pochi) per gli attuali contrattualizzati, in cambio alla completa deregulation per i nuovi assunti che si sarebbero ritrovati con salari dimezzati e condizioni di lavoro peggiorate. Una mela avvelenata che avrebbe spaccato generazionalmente la categoria e accelerato il processo di espulsione dalle redazioni dei più anziani con salari più pesanti.


Così, se le posizioni tra le parti restano distanti, sempre più forte è la necessità di tenere unita la categoria provando a stringere attorno al sindacato tutte le forze che si muovono a difesa del lavoro.

Non è casuale che l’Ordine del Piemonte abbia dato la sua adesione alle giornate di sciopero e alla manifestazione di Torino. Il contratto non è solo una questione economica: sono infatti le norme a rendere possibile il rispetto delle nostre leggi deontologiche ed è un adeguato livello retributivo, proprio quello negato a moltissimi lavoratori autonomi, a rendere il giornalista libero da condizionamenti e ricatti. Ecco perché l’equo compenso, che da solo non risolverà tutti i problemi, è comunque un tema centrale. Ma non solo: la tutela del lavoro passa anche attraverso altri strumenti.

Ordine e Subalpina hanno da poco destinato il risarcimento economico derivato dalla sentenza contro gli aggressori di Andrea Joly a un fondo di solidarietà per i free lance che subiscono danni alle attrezzature o querele temerarie. È un passo al quale ne faranno seguito altri. L’auspicio è che nuovi suggerimenti alle organizzazioni di categoria possano arrivare dalla giornata dedicata ai free lance che la commissione lavoro autonomo della Subalpina sta organizzando per il 9 giugno, così come da quelle forme di organizzazione spontanea che hanno iniziato a muoversi anche in Piemonte e che sono il sintomo di un disagio e di una rinnovata voglia di impegno.

Mai come oggi, solo l’unità può condurci in porto.    

Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte

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