
Per il futuro della stampa serve uno scatto d’orgoglio del Piemonte
Dopo l’annuncio della cessione a Sae, urge chiarezza sul progetto editoriale e sui nuovi soci
Hanno fatto un certo effetto gli sfarzosi festeggiamenti per i 150 anni del Corriere della Sera contrapposti all’aria di preoccupata attesa che si respira nella redazione de “La Stampa” dopo l’annuncio della cessione della testata al gruppo Sae. Un’operazione che era nell’aria da tempo e che tuttavia mostra tuttora molti aspetti oscuri che hanno indotto la redazione a prolungare l’assemblea permanente fino a rendere impossibile l’uscita del giornale nel giorno dei comunicati ufficiali. Manca infatti un progetto editoriale, restano ignoti i nomi degli imprenditori del nord-ovest che dovrebbero affiancare Alberto Leonardis nell’impresa e non è chiaro neppure per quale ragione un editore abruzzese di testate perlopiù a diffusione regionale e privo di legami con questo territorio abbia deciso di gettarsi in un’impresa che definire impegnativa è poco. “La Stampa” per storia, tradizione e bacino d’utenza, è un giornale dotato di grandi potenzialità le cui gambe sono state però indebolite negli ultimi anni dalle scelte di proprietà e management e oggi è un soggetto che genera perdite superiori a quelle che sarebbero fisiologiche per un settore in crisi come l’editoria. Oltre che le risorse per acquistare la testate, ne servirebbero dunque molte altre per sostenere un piano di rilancio che non può fondarsi invece su una mera riduzione dei costi e su tagli all’organico.
Naturalmente mi auguro che i nuovi proprietari, una volta terminati i passaggi societari, fughino tutti questi dubbi, ma ad oggi i motivi di preoccupazione non mancano e il rischio concreto è quello di assistere a un ridimensionamento della testata che ne cancelli le ambizioni nazionali confinandola nell’area del nord ovest. Se così fosse, si tratterebbe di una sconfitta non solo per le colleghe e i colleghi che vedrebbero mortificate professionalità di primo livello, ma lo sarebbe anche e soprattutto per il Piemonte che perderebbe quella che per oltre un secolo è stata una delle sue voci più autorevoli in Italia e nel mondo. È grave che questo pericolo non sia stato compreso fino ad ora o sia stato sottovalutato dalla classe dirigente e imprenditoriale piemontese, sarebbe imperdonabile che gli interlocutori pubblici e privati che si interfacceranno nelle prossime settimane con i compratori, non lo facessero pesare. Serve infatti uno scatto d’orgoglio per difendere un bene comune del nostro territorio il cui valore è stato più volte sottolineato dalle giornaliste e dai giornalisti, ben più responsabili nei confronti di questo patrimonio di quanto non lo sia la proprietà.
Alle colleghe e ai colleghi de “La Stampa” va tutta la solidarietà e vicinanza che meritano in una battaglia difficilissima, alla società civile piemontese, invece, un appello. Avere cura dei giornali, significa avere cura anzitutto della società nella quale viviamo. Editoria fa rima con democrazia e non è questa una semplice vicenda di numeri e bilanci: chi lo pensa e lo afferma mente oppure è miope.
Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte
