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ATTUALITA'

26/01/2024

Lunedì 29 gennaio a Palazzo Ceriana Mayneri faccia a faccia Costante-Costa

Su Repubblica di oggi, venerdì 26 gennaio, Matteo Pucciarelli intervista Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, a partire dall’attacco di Giorgia Meloni all’editore di Repubblica e al quotidiano, un attacco che riguarda anche i diritti e il lavoro delle giornaliste e dei giornalisti, non solo di Repubblica.

Ne riportiamo qui di seguito un breve estratto, cogliendo l’occasione per ricordare che lunedì 29 gennaio alle 10 a Palazzo Ceriana Mayneri si terrà un confronto tra giornalisti, esperti di diritto e rappresentanti politici su libertà d’informazione e tutela del principio d’innocenza. In questa occasione saranno presenti Alessandra Costante e il deputato Enrico Costa, che per la prima volta si confronteranno in un faccia a faccia sull’emendamento al centro del dibattito riguardo le limitazioni al diritto di cronaca.

«L’articolo 21 della Costituzione parla chiaro – spiega Costante a Repubblica – La qualità della libertà di stampa è centrale per una democrazia. Non so se sta a cuore al governo, però: con il Media freedom act della Ue l’Italia fino all’ultimo sta cercando di utilizzare dei varchi per controllare i giornalisti, spiandoli quindi in determinati casi, con la scusa della sicurezza nazionale».

«La politica ha sempre avuto buon gioco ad attaccare i giornalisti: siete una casta di privilegiati. Quali sono le condizioni generali della professione oggi?», chiede ancora Pucciarelli a Costante.

«In Italia – dice Costante – la stampa dovrebbe essere libera, ma i giornalisti lo sono sempre meno. Siamo una categoria più povera e precarizzata: abbiamo co.co.co la cui media retributiva è di 10 mila euro annui, partite Iva che guadagnano in media 18 mila euro, e insieme fanno il 70 per cento dei giornalisti al lavoro. Il resto sono i dipendenti, e non vedono il rinnovo del contratto da 10 anni. Siamo ben lontani da essere casta. Il problema è che un giornalista non indipendente, anche economicamente, non è davvero libero. Vale per giudici, parlamentari e giornalisti, che però ora sono una categoria per l’appunto povera, salvo una minoranza».

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