
Mattarella: «Informazione bene pubblico. Giornalisti, testimoni di verità»
L’informazione non è un prodotto qualsiasi, ma un pilastro della democrazia. Lo ha ricordato con chiarezza il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, incontrando il 14 aprile al Quirinale una delegazione di studenti e docenti delle scuole di giornalismo italiane, alla vigilia dello sciopero proclamato dalla Fnsi nella vertenza per il rinnovo del contratto.
Il Capo dello Stato nel suo intervento ha richiamato la responsabilità condivisa che coinvolge giornalisti, cittadini, editori e istituzioni nella tutela della qualità dell’informazione.

Un messaggio che arriva in una fase di profonde trasformazioni del settore e di crescente precarietà del lavoro giornalistico. «È difficile assicurare un’informazione di qualità quando il settore è stato precario», ha osservato la segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante, evidenziando come condizioni economiche e contrattuali incidano direttamente sulla qualità del lavoro giornalistico.
Nel suo intervento, Mattarella ha ribadito la natura profondamente democratica della professione: «I giornalisti non sono in campo per rendere verosimili le narrazioni. Sono, invece, testimoni di verità, antidoti ai tentativi di manipolazione delle opinioni pubbliche».
Un richiamo che affonda le radici nell’Articolo 21 della Costituzione italiana, che garantisce la libertà di informazione ma ne sottolinea anche la responsabilità. Libertà e rigore, autonomia e deontologia: elementi inscindibili per una professione che, ha ricordato il Presidente, non risponde a un cliente ma alla collettività.

In un contesto segnato da conflitti, disinformazione e “pseudo verità” che si diffondono nelle piattaforme digitali, il compito del giornalista diventa ancora più cruciale: «Demarcare i confini tra vero, verosimile e falso è una responsabilità immensa».
Ampio spazio è stato dedicato anche alle trasformazioni tecnologiche, in particolare all’intelligenza artificiale. Per il Presidente, il suo utilizzo richiede «un’adeguata consapevolezza morale» e regole chiare, come quelle introdotte a livello europeo.
Non meno netto il richiamo alle criticità del servizio pubblico. Un monito raccolto anche dall’Usigrai, che ha invitato la politica a «non restare indifferente» e a garantire il funzionamento delle istituzioni che presidiano il servizio pubblico.
All’incontro erano presenti studenti e docenti delle scuole di giornalismo di Torino, Milano e Roma, tra cui anche il Master in Giornalismo dell’Università di Torino. A nome delle scuole, il direttore Marco Ferrando ha sottolineato il valore simbolico dell’incontro: «È un riconoscimento del percorso che i nostri giovani colleghi stanno intraprendendo e della professione che andranno a svolgere».
Ferrando ha descritto un contesto complesso, segnato da una crisi «tecnologica, economica, politica e culturale», in cui il giornalismo rischia di essere solo «una delle tante voci, spesso neanche ascoltata». Eppure, ha aggiunto, resta centrale la sua missione: «Il giornalismo è metodo e senso, ricerca dei fatti ma anche di un orizzonte di speranza possibile».
Un percorso formativo che, ha spiegato, punta a trasmettere qualità e responsabilità, nella consapevolezza che il giornalismo debba essere prima di tutto «un servizio dell’intera società».
In chiusura, il Presidente ha evocato le parole di Joseph Pulitzer, ricordando il ruolo del giornalista come “ponte di comando” nella nave dello Stato, capace di leggere i segnali anche nelle tempeste. Un compito che riguarda tanto i professionisti di oggi quanto le nuove generazioni, chiamate a raccogliere una sfida che è insieme etica, civile e democratica.
