Younis Tawfik Isis
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18/04/2024

Younis Tawfik: «Per comunicare i miei hanno rischiato la vita»

Mercoledì 24 aprile alle 18, presso la Biblioteca del Circolo dei Lettori di Torino, Younis Tawfik ha presentato il suo libro, pubblicato con Oligo edizioni e intitolato “L’isis raccontato da mia madre”. Con lui ci sono stati il giornalista, inviato di guerra a La Stampa, Domenico Quirico e il vicepresidente del Comitato regionale per i diritti umani e civili Giampiero Leo. Ha moderato l’evento il Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte Stefano Tallia.

Nel libro, l’autore, esperto di Medio Oriente in Italia, mostra senza veli le ferite provocategli dal terrorismo, mettendosi a nudo in pagine dolorose che raccontano le sofferenza subita dalla sua famiglia; non prima, però, di avere tracciato un quadro storico per comprendere le radici ideologiche e culturali dello Stato Islamico.

Tawfik è nato a Mosul, in Iraq. Nel 1979 si trasferisce a Torino dove nel 1986 si laurea in Lettere, per poi dedicarsi alla divulgazione della letteratura araba (traducendo autori quali Gibran) e collaborare come opinionista a testate come “Repubblica”, “Il Mattino” e “Il Messaggero”.

Attualmente Tawfik presiede il Centro culturale italo-arabo di Torino “Dar al-Hikma” ed è membro della Consulta islamica in Italia. Ha pubblicato libri di poesia e vari saggi e romanzi, soprattutto per Bompiani. Da La straniera (2000, vincitore del Premio Grinzane Cavour) è stato tratto l’omonimo film con la regia di Marco Turco. Per Oligo ha pubblicato La sponda oltre l’inferno (2021, secondo classificato al Torneo Robinson di Repubblica).

«Nel 2014 – ci racconta – l’Isis occupò la mia città e i miei hanno avuto mesi di grande paura e terrore, spostamenti continui e fughe, poi dopo il loro ritorno a casa, ho avuto la possibilità di avere un contatto diretto con mia mamma e mia sorella, che abitava con lei, attraverso Skype. Mi raccontava come andavano le cose in città, il problema è che in quel momento era vietato tutto, telefono, computer, televisione, loro avevano nascosto tutti i mezzi di comunicazione e rischiavano la vita per comunicare con me. Ogni tanto la sera andavano nel sottotetto e captavano il segnale internet dal Kurdistan, si mettevano in contatto e mi raccontavano come andavano le cose. Con l’inizio della liberazione della città nel 2017 ho iniziato a scrivere quello che mi raccontavano, poi abbiamo dovuto interrompere le comunicazioni per un periodo di qualche mese. Alla fine del conflitto ho saputo che mamma era deceduta durante la battaglia. Ho terminato il libro nel 2018, ma avevo terrore a pubblicarlo, poi ho preso coscienza del fatto che l’organizzazione era quasi finita a Mosul, non aveva più grande forza in città, allora mi sono convinto».

«Ho deciso di presentare questo libro con due grandi giornalisti perché sono conoscitori del tema e da vent’anni sono iscritto all’Ordine e alla Subalpina. Con noi ci sarà anche Giampiero Leo, perché questo è un racconto anche di diritti umani».

«L’esperienza ci insegna: durante la guerra con l’Iraq nel 1991 abbiamo assistito a racconti di giornalisti che stavano negli alberghi fuori dal territorio di conflitto, la realtà era abbastanza lontana da loro, raccontavano per voci, per sentito dire, per fantasia. In questa storia con mia mamma e mia sorella ho avuto un contatto segreto e diretto, anche con un grande rischio, perché se qualcuno si accorgeva che comunicavano con l’esterno rischiavano la vita. Avere un racconto così diretto è forte, di prima pano, è sempre rischioso ma è la vera essenza del racconto. Mia madre ha avuto grande coraggio a esporsi in questo modo per far conoscere come stavano le cose».

«Oggi – continua – la situazione è molto grave in Medio Oriente. Se Israele decidesse di vendicare l’attacco iraniano può scatenarsi un conflitto in tutta la zona; l’Iran ha lavorato per 40 anni circa a una strategia che ora dimostra di essere efficace. Già durante la guerra con lo Yemen l’Iran aveva bombardato l’Arabia, ma in quel caso non c’erano state risposte per non scatenare un conflitto regionale. Se adesso Israele decidesse di attaccare scatenerebbe un conflitto senza fine, dove interverrebbero anche gli Stati Uniti. La diplomazia internazionale sta lavorando ma sembra che non sarà lasciata passare una risposta e questo crea non pochi timori».

«Ai giovani vorrei dire che ascoltare questi racconti, studiare la storia, informarsi, leggere libri e giornali è un’esperienza utile per capire l’attualità del Medio Oriente ma non solo. Per capire anche più a fondo quali possano essere per esempio le scelte e le motivazioni di un immigrato quando decide di lasciare la sua terra e recarsi in Occidente. Dico loro di ascoltare il racconto di quella “sponda oltre inferno”, ascoltare i sogni e le prospettive che si possono avere, prima di tutto come persone».

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