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Fotografia e lavoro, la memoria di Torino negli scatti dei reporter

30 Settembre 2026
3 min di lettura
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Scavare negli archivi fotografici per raccontare il lavoro e i cambiamenti della società. È il percorso proposto da “Fotografia e lavoro. Come l’obiettivo ha raccontato le persone, la fabbrica, la città”, il corso di formazione in programma giovedì 1° ottobre alle 15 all’Urban Lab, in piazza Palazzo di Città 8 a Torino. L’appuntamento apre la collaborazione tra la settima edizione di Job Film Days e l’Ordine dei giornalisti del Piemonte, articolata in tre proposte nella settimana precedente il festival e durante la manifestazione, dal 6 all’11 ottobre al Cinema Massimo e in altri luoghi della città.

«Questo corso di formazione è dedicato alla narrazione fotografica. Andremo a scavare negli archivi dei reporter torinesi che sono anche gli autori della mostra, per raccontare i passaggi di una società in evoluzione», anticipa Paolo Siccardi, giornalista e fotografo, tra i relatori dell’incontro. «La fotografia è intesa come memoria storica del lavoro: negli ultimi duecento anni è stata un potente strumento di documentazione sociale e antropologica».

Al centro del confronto ci sarà il rapporto tra Torino e la sua identità di capitale dell’industria meccanica e dell’automobile. Scioperi, picchetti, cortei, ma anche cantieri, catene di montaggio, volti noti e sconosciuti, grande industria, circoli e tempo libero: sessant’anni della Torino del lavoro raccontati attraverso gli scatti dei fotoreporter. Un patrimonio da cui partire anche per interrogarsi sul ruolo del fotogiornalismo oggi.

«Per citare una frase famosa di un grande giornale francese: “Il peso delle parole, lo shock delle foto”», osserva Siccardi. «Le parole si dimenticano in fretta, se non vengono tramandate, mentre un’immagine può provocare riflessioni per il suo impatto e rimane uno strumento di memoria, anche per i giovani. La fotografia, poi, non ha barriere linguistiche: è una sua grande potenza».

Accanto a Siccardi interverranno Stefano Tallia, presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, i fotografi Mauro Raffini e Giò Palazzo e la giornalista Liliana Lanzardo. Le iscrizioni al corso per i giornalisti sono disponibili su www.formazionegiornalisti.it.

A seguire, al Bistrot Culturale Ramo d’Oro, nella Galleria Umberto I, sarà inaugurata la mostra collettiva “Uno scatto per raccontare il lavoro”: ventidue fotografie di dieci autori, Simona Carnino, Max Ferrero, Michele D’Ottavio, Lorenzo Goisis, Giò Palazzo, Mauro Raffini, Alessandro Rocca, Stefano Rogliatti, Roberto Sias e Mauro Ujetto.

Un racconto a più voci sui diritti e sulle trasformazioni del lavoro, sul lavoro che manca e su quello che offre un’opportunità di riscatto, sulla soddisfazione e sulla bellezza di un mestiere. «Noi torinesi partiamo da una città industriale che si è trasformata nel tempo», dice Siccardi. «In mostra per esempio ci sono fotografie di rider che lavorano a chiamata, senza contratto».

Tuttavia, lo sguardo si allarga anche oltre Torino. «La mostra attraversa più emisferi e Paesi. C’è la Birmania fotografata da Stefano Rogliatti, con le risaie e i pescatori di gamberi. Ci sono due belle fotografie di Simona Carnino nelle tribù maya, su ciò che viene tramandato di generazione in generazione. Poi c’è il racconto della Torino buia e deserta durante il Covid nelle fotografie di Ferrero, e molto altro».

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