ATTUALITA'

07/11/2023

Garantire ai giornalisti le stesse tutele della Croce Rossa per i testimoni di guerra

In un incontro che si è tenuto a Padova, riportato da Fnsi via Sindacato dei Giornalisti del Veneto, si è parlato di informazione in tempo di guerra. Molto spesso infatti i giornalisti sono l’unico canale informativo attendibile anche per i tribunali penali e la protezione assicurata dalla Commissione europea dei diritti umani in tempo di pace devono essere ancor più rafforzati.

Gli inviati nei tanti conflitti bellici in atto, ha sottolineato la segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, sono diventati un bersaglio non casuale, non sono “danni collaterali”, ma vengono colpiti in maniera deliberata anche se contraddistinti da giubbotti e auto con la scritta Press. In questo modo si vuole impedire loro di essere testimoni di crimini contro l’umanità e di altre gravi violazioni. Una dozzina i cronisti uccisi in Ucraina in venti mesi di combattimenti, oltre trenta quelli morti ammazzati in Medio oriente in poco più di tre settimane.

Di qui la proposta, subito raccolta dai vertici Fnsi, della giurista Marina Castellaneta, docente dell’Università di Bari, a sollecitare una modifica delle norme del Diritto internazionale umanitario e del Diritto internazionale penale nel senso di accordare una speciale tutela ai giornalisti e consentire ai giornalisti chiamati a svolgere la loro attività in contesti di guerra di avere una sorta di immunità simile a quella del personale della Croce Rossa perché in grado di avere notizie reali e non falsate o filtrate dai vari governi.

L’incontro si conclude con questa domanda: cosa possono fare i giornalisti, o meglio gli operatori dell’informazione? Per Matteo Puciarelli, cronista di Repubblica, si deve cercare di evitare generalizzazioni, disumanizzazione, polarizzazione, dando spazio a esperienze di dialogo nei luoghi di conflitto perché siamo abituati a raccontare l’umanità attraverso le guerre, qualcosa che sempre esistito e che esisterà. Per Claudio Locatelli, reporter di guerra freelance, nei reportage è importante far capire che non si è sul set di un film, che la gente ripresa non necessariamente deve essere in fuga, deve correre. Perché la guerra irrompe all’improvviso nella quotidianità di sempre: ora sei vivo e in un attimo sei morto.

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