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GIORNALISTI

02/06/2023

Garibaldi: «Il giornalismo si sta riadattando alla globalizzazione»

Fino al 4 giugno, con 115 eventi, Torino torna a essere la capitale mondiale dell’Economia. Studiosi provenienti da tutto il mondo, imprenditori, rappresentanti delle istituzioni multilaterali che coordinano le politiche economiche tra i diversi Paesi, si confrontano in questi giorni sul tema di questa edizione del Festival internazionale dell’Economia: Ripensare la globalizzazione. Economisti e scienziati sociali che hanno studiato a fondo questo fenomeno discutono infatti in che misura è possibile graduarne i tempi, ridurne la velocità indotta dal progresso tecnologico, rafforzare le istituzioni multilaterali, riformare i nostri sistemi di protezione sociale e sviluppare nuovi modelli di business che, invece di puntare sulla disintegrazione dei processi produttivi, rafforzino l’integrazione verticale.

“Stranamente – riflette Tito Boeri, direttore scientifico del Festival – ci si oppone alla globalizzazione e non al progresso tecnologico che di questa globalizzazione è grandemente responsabile. Eppure appare difficile governare la globalizzazione senza governare il progresso tecnologico. Difficile, se non impossibile, tornare indietro, fare reshoring anziché offshoring se non si riducono i costi fissi legati a queste operazioni. Questi costi fissi spingono verso la concentrazione dell’attività economica nella ricerca di economie di scala e rendono il cambiamento difficilmente reversibile. Ci sono scelte importanti che competono alla politica su scala sovranazionale. A livello nazionale è importante occuparsi di come redistribuire i benefici della globalizzazione in modo tale da compensare chi ne subisce le conseguenze.”

L’Ordine dei giornalisti del Piemonte quest’anno sarà coinvolto nel festival, con due eventi che rientrano tra quelli validi per i crediti formativi. Per parlare dell’impatto dell’economia sul giornalismo e sul mondo dell’informazione sul nostro territorio abbiamo perciò intervistato Pietro Garibaldi, economista, professore di economia e direttore del Collegio Carlo Alberto, un’istituzione fondata dall’Università di Torino e dalla Compagnia di San Paolo.

«L’incontro tra il mondo della ricerca scientifica e la collettività – spiega Garibaldi – è un esercizio di divulgazione fondamentale, il cui compito spetta ai giornalisti, un corpo intermedio sempre più necessario nel nostro tempo».

«La globalizzazione – continua Garibaldi – incide anche sul giornalismo, perché è un fenomeno di avvicinamento del mondo nonostante le distanze e al tempo stesso di interazione con le tecnologie. Il giornalismo ha sicuramente subito l’impatto di tutto ciò, ma è rimasto sempre un attore fondamentale di questo percorso, aprendo nuovi mercati e raggiungendo un pubblico nuovo».

«Chiaramente – prosegue Garibaldi – i giornali tradizionali sono in grande mutazione e la visione del giornalista che avevamo anni fa sta mutando, non c’è più. Il mondo sta cambiando. È difficile prevedere in quale direzione, ma la professione sta sicuramente cercando di riadattarsi, e una parte di questo processo lo fanno anche iniziative come la Casa dei Giornalisti».

Uno degli eventi di formazione inseriti nel programma del festival si intitola Immigrazione: come stanno le cose e cosa si può fare. L’abbiamo chiesto a Garibaldi: «Dai dati più recenti – dice – emerge che è forse uno dei pochi canali per salvare il territorio, ma è richiesto un grosso sforzo per capire che è un’opportunità più che un pericolo. In questo giocano un ruolo importante anche i giornalisti, perché è richiesto loro uno sforzo di approfondimento che vada oltre gli slogan ed è richiesto di non riassumere in maniera distorsiva le informazioni. Farlo sarà un grande gesto di responsabilità da parte di tutta la categoria».

Eugenio Giannetta

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