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12/04/2023

Il linguaggio inclusivo sulla disabilità

Le diverse declinazioni del linguaggio inclusivo: dalla carta stampata alla televisione, dalla disabilità fisica a quella intellettiva; come è cambiato il linguaggio e il paradigma della comunicazione su queste tematiche

di Redazione

Come si parla e si scrive con le parole giuste? Esistono parole giuste e sbagliate? Qual è il reale linguaggio dell’inclusione? Al giorno d’oggi si parla (e si scrive) sempre più spesso di disabilità, ma per farlo nel modo corretto sono necessarie competenze e una necessaria attenzione ai particolari. Se n’è parlato lunedì 3 aprile, a ridosso della Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, in un incontro a cura dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte nell’ambito dell’aggiornamento professionale.

A parlarne sono stati Marco Berton, giornalista professionista e Coordinatore del Disability Film Festival, Alberto Manzo, giornalista professionista e consulente della comunicazione per varie realtà nell’ambito del volontariato e del sociale piemontese, Eugenio Giannetta, giornalista professionista e autore di un programma tv sulla disabilità e Don Andrea Bonsignori, direttore della scuola del Cottolengo di Torino, imprenditore e pedagogista.

Cambiare i meccanismi mentali per cambiare il linguaggio

Ad aprire è Alberto Manzo, che introduce l’incontro a partire dal racconto della sua esperienza con le associazioni di volontariato, mettendo in luce come il rapporto con la disabilità stia cambiando, partendo dal problema dello sdoganamento della terminologia, fino ai meccanismi mentali: «i primi a dover cambiare, per poter cambiare anche un linguaggio che possa finalmente mettere le persone davanti a tutto il resto», spiega il giornalista.

Don Andrea Bonsignori nel suo intervento si concentra in particolare sull’esperienza di BreakCotto, cooperativa che mette a disposizione insegnanti e personale specializzato per avviare i ragazzi con disabilità e disturbi dello spettro autistico al mondo del lavoro, ma anche sul ruolo dello sport, della scuola e dell’educazione nella divulgazione rispetto a questi temi.

Marco Berton racconta come nasce e cresce un’esperienza come quella del Disability Film Festival, ma anche la sua esperienza giornalistica specializzata sulla disabilità, con una carrellata non didattica ma divulgativa sulla terminologia, come per esempio il significato e l’uso di parole come neurodivergenza o spettro. Su questo tema viene peraltro citato il lavoro di Intesa Sanpaolo con il libro “Le parole giuste. Media e persone con disabilità”, realizzato in collaborazione con l’Ufficio per le politiche in favore delle persone con disabilità e Anffas Nazionale.

«Il linguaggio – è scritto nell’introduzione a cura di Stefano Lucchini, Chief Institutional Affais and External Communication Officer di Intesa Sanpaolo – è un vettore fondamentale per riconoscere, comprendere e apprezzare le specificità di ogni persona». Nel libro, oltre a un utile glossario sul linguaggio giusto, sono presenti anche alcune linee guida utili a un adeguato approccio al tema della disabilità, con riferimento per esempio a evitare di scrivere con facili sensazionalismi, citando per esempio la condizione di disabilità solo quando questa sia effettivamente rilevante per la narrazione.

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