
Inpgi, cento anni al fianco dei giornalisti
Cento anni di storia per guardare avanti. L’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” celebra il suo centenario con due appuntamenti, il 24 e 25 marzo nella Capitale, tra memoria della professione e riflessione sulle sfide che attendono il giornalismo.
Si parte con la mostra “A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà”, inaugurata alla Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi”: un percorso che racconta il lavoro dei cronisti, dalla dimensione locale fino ai grandi scenari internazionali, attraverso fotografie, oggetti e documenti simbolo. Un’esposizione che, però, nelle intenzioni dell’Inpgi non si esaurisce a Roma.
«Non è un punto di arrivo ma di partenza», sottolinea Belle Gandolfo, componente del Cda dell’Istituto. «L’idea è portare questa mostra in tutta Italia, accompagnandola con corsi di formazione sulla previdenza. Perché c’è ancora troppa poca conoscenza su questi temi».
Ed è proprio su questo aspetto che Gandolfo insiste: «La previdenza viene ancora percepita come una tassa in più, qualcosa da subire. In realtà sono soldi che accantoniamo per costruire una base per il nostro futuro, che cresce nel tempo. Io stessa, quando mi sono avvicinata alla professione, ho dovuto imparare queste cose strada facendo. Il rischio è accorgersene troppo tardi, quando magari si è già perso qualche anno importante».
Il tema della consapevolezza previdenziale si intreccia con quello, più ampio, delle trasformazioni del lavoro giornalistico, dice ancora Gandolfo: «Oggi vediamo un settore sempre più basato sul lavoro autonomo e sulle collaborazioni», osserva. «Il problema è che spesso questi colleghi sono sottopagati e quindi più ricattabili. E questo non è solo un problema della categoria: è un vulnus per la democrazia».
Una condizione che rischia di produrre effetti a catena, spiega Gandolfo: «Se non si riesce a garantire una retribuzione adeguata, molti si avvicinano alla professione ma poi la abbandonano. Così l’informazione finisce sempre più concentrata in poche mani. E questo incide direttamente sulla qualità del sistema democratico».
Il secondo appuntamento, il 25 marzo alla Camera dei deputati, sarà dedicato proprio a queste riflessioni. Nell’Aula dei gruppi parlamentari, rappresentanti istituzionali ed esponenti del mondo delle professioni si confronteranno su stato e prospettive del settore: dai cambiamenti del mercato del lavoro alle nuove competenze, dall’impatto delle tecnologie alle sfide normative.
Nel corso della cerimonia saranno consegnate anche due targhe simboliche: all’iscritto Inpgi più anziano e a quello più giovane. Un passaggio di testimone ideale tra generazioni che, in quest’ultimo caso, vedrà protagonista Pietro Bottero, iscritto all’Ordine dei giornalisti del Piemonte.
A cento anni dalla sua istituzione, l’Inpgi si conferma così non solo come ente previdenziale, ma come osservatorio privilegiato sulle trasformazioni del giornalismo. Con una convinzione ribadita anche dalle parole di Gandolfo: senza una reale tutela del lavoro e una diffusa cultura previdenziale, il futuro della professione e della stessa informazione resta una questione aperta.
