
“Piero Gobetti e il nostro tempo”: al via le celebrazioni per il centenario della morte
Torino si prepara a ricordare Piero Gobetti a cento anni dalla sua morte con un programma articolato e pluriennale, che non si limita alla commemorazione storica ma rilancia l’attualità del pensiero. Il programma delle iniziative, intitolato Piero Gobetti e il nostro tempo, è stato presentato ieri nella Sala Rossa di Palazzo Civico.
Le celebrazioni sono promosse dal Comitato Nazionale per il centenario della morte di Piero Gobetti, istituito dal Ministero della Cultura su proposta del Centro studi Piero Gobetti, che ne è ente promotore. Il Comitato, presieduto da Gustavo Zagrebelsky, riunisce importanti istituzioni culturali italiane e internazionali, e resterà in carica per tre anni, fino al 2028.
Alla conferenza stampa sono intervenuti, oltre a Zagrebelsky, il direttore del Centro studi Pietro Polito e l’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia. Presenti anche i rappresentanti degli enti che fanno parte del Comitato, tra cui la Casa editrice Einaudi, l’Archivio di Stato di Torino, l’Accademia delle Scienze, la Maison de l’Italie di Parigi e l’Ordine dei Giornalisti di Torino.
«Il centenario – ha spiegato Polito – non è pensato come una celebrazione rituale, ma come una rivisitazione complessiva del pensiero e dell’opera di Gobetti in chiave contemporanea». L’idea che attraversa tutto il programma è infatti quella di partire dai grandi temi del presente: «Democrazia e pace sono i due grandi filoni che oggi ci consentono di rileggere Gobetti. La democrazia, intrecciata all’antifascismo, è un tema centrale della sua riflessione politica; la pace è un tema che affronta soprattutto come editore, con uno sguardo europeo».
Il 2026 si aprirà con un’anteprima teatrale. Dal 27 gennaio al 1° febbraio infatti andrà in scena al Teatro Stabile di Torino Tutto in me è amore, spettacolo scritto da Diego Pleuteri, dedicato alla figura di Gobetti. Ogni replica sarà introdotta da personalità del mondo della cultura, in un dialogo diretto tra teatro e pensiero civile.
Uno dei momenti più solenni è previsto per il 16 febbraio 2026 al Teatro Carignano, con una lectio di Zagrebelsky e la possibile partecipazione del Presidente della Repubblica. In parallelo, il 19 febbraio, si terrà a Parigi una cerimonia al Père-Lachaise, dove Gobetti è sepolto, accompagnata da un seminario di studi, a sottolineare la dimensione europea della sua esperienza intellettuale.
Ampio spazio sarà dedicato poi al Gobetti letterario ed editore. Sono previsti due convegni: uno sul Gobetti scrittore, l’altro sul Gobetti editore, con particolare attenzione agli anni parigini, al rapporto con la letteratura e al ruolo delle riviste. Centrale anche il tema del giornalismo e della libertà di stampa, con un’iniziativa organizzata insieme all’Ordine dei Giornalisti di Torino che si articolerà in due momenti, ad aprile: una prima tappa sui contenuti della “teoria del giornalismo” gobettiana e una seconda, al Polo del ’900, dedicata alla libertà di stampa oggi, con la partecipazione di importanti firme del giornalismo italiano.
Il percorso proseguirà nel 2027 con un macro-tema dedicato al Gobetti storico e politico, che culminerà nel convegno Piero Gobetti contemporaneo, previsto per ottobre. Nel 2028, infine, l’attenzione si sposterà su Ada Gobetti, a sessant’anni dalla sua morte, con un programma intitolato Da Piero ad Ada, pensato per valorizzare il suo lavoro politico, pedagogico e civile.
Tra i passaggi più significativi ricordati da Polito c’è l’articolo Democrazia, pubblicato da Gobetti a ridosso del delitto Matteotti, in un momento in cui il Paese stava rapidamente scivolando verso la fascistizzazione: «È lì – conclude Polito – che il suo impegno diventa pienamente politico. Gobetti capisce che la democrazia non è una forma acquisita una volta per tutte, ma un conflitto continuo, una responsabilità collettiva».
A cento anni dalla sua morte, allora, Gobetti resta così una voce viva, capace di parlare soprattutto alle nuove generazioni.
