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ATTUALITA'

20/02/2026

Referendum, Capra. Le ragioni del sì? «Riforma semplice, da guardare con occhi di cittadino»

Il 4 febbraio scorso l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte ha ospitato un dibattito, moderato dalla consigliera Piro Mander, dedicato all’approfondimento sui temi del referendum previsto per il 22 e 23 marzo, sulla riforma del CSM.

Un incontro molto partecipato e ricco di domande da parte dei colleghi presenti. Alla luce dell’interesse riscontrato abbiamo chiesto ai due protagonisti presenti quel giorno una sintesi delle posizioni portate al dibattito.

Qui Roberto Capra, Presidente della Camera penale per la Corte di Appello di Torino (per il SI)

È una riforma semplice e deve essere guardata con gli occhi del cittadino.

È una riforma che non ha un padre politico, proposta nel tempo da sinistra e da destra, perché si prefigge un obiettivo di equità che appartiene a tutti coloro che hanno a cuore il sistema Giustizia.

Un giudice lontano in egual misura dal pubblico ministero e dalla difesa è la garanzia imprescindibile per avere un processo giusto.

Il sistema attuale, caratterizzato da un’unica carriera per tutti i magistrati, non consente di ritenere realmente terzo e imparziale il giudice che deve decidere della libertà di uomini e donne.

Chi si oppone a una riforma realmente liberale mira a mantenere un sistema profondamente inefficiente, che ha mostrato nel tempo tutte le sue lacune anche e soprattutto sulla pelle dei cittadini. Penso, ad esempio, all’abuso delle misure cautelari e delle intercettazioni telefoniche. Un giudice libero da condizionamenti di carriera, slegato dall’attuale, quantomeno anomalo, rapporto con chi sostiene l’accusa, consentirà la concreta attuazione dei principi del processo accusatorio. Un processo di parti, poste in condizione di parità, con la difesa sullo stesso piano del pubblico ministero e un giudice finalmente equidistante.

Naturalmente, come tutti quelli che hanno a cuore la democrazia e i suoi equilibri, dobbiamo chiederci se la riforma proposta ponga a repentaglio il principio della separazione dei poteri e, in particolare, se vengano, anche solo larvatamente, messe in dubbio l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Sicuramente nella struttura della riforma non si può cogliere alcun attentato formale in tal senso, prova ne sia l’inalterato disposto dell’articolo 104. Ovviamente non basta ancora per essere sereni, perché dobbiamo cercare di capire se in qualche modo, indirettamente o surrettiziamente, i nuovi assetti delle magistrature possano determinare un pregiudizio per il libero e regolare svolgimento dell’attività del potere giudiziario. Ebbene, i due C.S.M. che la riforma prevede di istituire, l’uno dei pubblici ministeri e l’altro dei giudici, fondamentali per impedire che gli uni possano influire sulla carriera degli altri, mantengono inalterati due pilastri per la garanzia dell’autonomia della magistratura: entrambi saranno presieduti dal Presidente della Repubblica ed entrambi prevedono l’attuale proporzione di un terzo di membri laici e due terzi di membri togati. La prevalenza dei membri togati è, dunque, idonea garanzia per lo svolgimento libero delle funzioni di alta amministrazione che già i padri costituenti vollero attribuire all’organo di governo autonomo della magistratura. Chi sostiene il contrario non pare cogliere nel segno anche quando si sofferma sul metodo del sorteggio, vale a dire il metodo di selezione individuato quale migliore per garantire l’imparzialità della funzione da svolgere. Il C.S.M. non è e non dovrebbe essere un organo di rappresentanza politica della magistratura e, dunque, il metodo dell’elezione dei suoi membri non è certamente l’unico proponibile. Il sorteggio è parso preferibile anche al 41% (su 4.275 votanti) dei magistrati dell’ANM che nel 2022, in una consultazione interna, si sono espressi proprio a favore di questo strumento per l’individuazione dei membri del CSM, segnale evidente che il metodo non ha nulla di eversivo né di umiliante, ma rappresenta l’unica strada per restituire al C.S.M. la sua originaria funzione e sganciarlo, definitivamente, dalla gestione correntizia che, come noto, ha dato pessima prova di sé.

Quindi, una riforma semplice ed equilibrata.

Roberto Capra

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