
Referendum, Natale. Le ragioni del no? «Riforma che non migliorerà la giustizia»
Il 4 febbraio scorso l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte ha ospitato un dibattito, moderato dalla consigliera Piro Mander, dedicato all’approfondimento sui temi del referendum previsto per il 22 e 23 marzo, sulla riforma del CSM.
Un incontro molto partecipato e ricco di domande da parte dei colleghi presenti. Alla luce dell’interesse riscontrato abbiamo chiesto ai due protagonisti presenti quel giorno una sintesi delle posizioni portate al dibattito.
Qui Andrea Natale, Magistrato di Cassazione (per il NO)
NO. Perché è una riforma che non migliorerà la giustizia. Ce lo hanno detto autorevoli esponenti del “fronte del sì” (il Ministro Nordio e l’On. Bongiorno): la riforma non servirà a rendere più veloci i processi e più efficiente la giustizia.
NO. Perché è una riforma non necessaria. Mi limito a dire tre cose: (1) su circa diecimila magistrati, i passaggi di funzione, sono poche decine (lo zero virgola qualcosa)… vale la pena cambiare la Costituzione? NO!; (2) oggi, i giudici – così condizionabili da rendere necessario lo stravolgimento della Costituzione – assolvono in cifre che oscillano tra il 40% e il 50% dei casi; siamo certi che si tratti di giudici accecati dalla comune appartenenza alla stessa carriera? NO!; (3) rafforzare l’indipendenza e la terzietà dei giudici, o indebolire l’autonomia e indipendenza del PM? La separazione delle carriere rischia di “cucire addosso” ai pubblici ministeri lo stesso abito, da indossare tutta la vita: quello dell’inquisitore; siamo sicuri che convenga al Paese? NO!
Anziché “isolare i pubblici ministeri”, sarebbe più utile investire sulla contaminazione di esperienze e percorsi di formazione, tra magistrati giudicanti, requirenti e avvocati.
ANCORA NO. Perché è una riforma pericolosa. La riforma non è solo “separazione delle carriere”. Si incide anche su composizione e funzioni del Consiglio superiore della magistratura. Il CSM è l’organo di rilievo costituzionale che vigilia su indipendenza e autonomia della magistratura; ha responsabilità sul sistema disciplinare dei magistrati; sui trasferimenti; sulla valutazione – positiva o negativa – del loro percorso professionale.
E allora dico NO. Perché la riforma indebolirà il CSM. Lo indebolirà perché prevede che i due CSM (quello per i PM e quello per i giudici) saranno composti per due terzi da magistrati estratti a sorte e per un terzo da giuristi sorteggiati da un elenco di persone designate dal Parlamento. Lo indebolirà perché la funzione disciplinare passerà all’Alta Corte disciplinare, che avrà composizione analoga.
I componenti del CSM e dell’Alta Corte di designazione parlamentare avranno comunque una “legittimazione politica”; e, siccome la riforma non prevede maggioranze qualificate, potrebbero essere tutti designati nell’orbita della maggioranza “di turno”. I componenti sorteggiati tra i magistrati, invece, saranno legittimati non dalle loro idee sulla giustizia, ma solo dalla sorte. È facile immaginare il potere di condizionamento della politica su ciascun magistrato: non solo i magistrati penali. Ma anche i giudici del lavoro, i giudici civili, i giudici che si occupano di famiglia: i giudici dei “senza potere”.
Questa riforma, con il sorteggio dei magistrati da designare al CSM rafforzerà la indipendenza della magistratura e la serenità dei singoli magistrati? NO!
La migliore conferma ce la offre il Ministro Nordio: questa riforma serve a un riequilibrio dei poteri dello Stato e a rafforzare il primato della politica. E ha aggiunto che questa riforma “oggi” conviene “a loro” e domani, potrebbe convenire alla prossima maggioranza di turno.
Quella di Nordio, mi sembra una chiara spiegazione sulle ragioni per cui «è giusto dire NO!»
Andrea Natale
