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EDITORIA

04/03/2024

Riccadonna, La Voce e il Tempo: «Soggetti attivi di promozione culturale»

Prosegue il viaggio della Casa dei Giornalisti attraverso i giornali locali piemontesi, per raccontarne la storia, l’evoluzione, il rapporto con il territorio, con la transizione al digitale e con le nuove generazioni di lettori, in una rubrica che vi accompagnerà in un percorso alla scoperta dell’editoria locale, vera e propria spina dorsale del pluralismo dell’informazione, a presidio della democrazia e a servizio dei cittadini. Questa è la volta de La Voce e il Tempo.

La Voce e il Tempo è un settimanale diocesano diretto da Alberto Riccadonna nato nel 2016 dalla fusione di due storiche testate: da una parte La Voce del Popolo, fondata nel 1876 da san Leonardo Murialdo come giornale della Chiesa torinese, al servizio della comunità ecclesiale e della comunità civica torinese, e dall’altra parte Il nostro tempo, fondato nel 1946 da mons. Carlo Chiavazza come settimanale della diocesi di Torino di cultura e approfondimento. Una palestra di idee e di approfondimento, un foglio di alta formazione e cultura con grandi firme della letteratura, dell’arte, del giornalismo politico, della teologia e della scienze che ne hanno arricchito i contenuti nei suoi 70 anni di storia. 

Oggi La Voce il Tempo raccoglie ambedue queste posizioni, come racconta Riccadonna: «Avevamo due giornali con caratteristiche diverse e abbiamo cercato di fondere queste due dimensioni in un prodotto che le mantenesse nel titolo, nell’ispirazione e nell’aspirazione. Credo sia un prodotto unico nel panorama dei settimanali cattolici italiani, perché è glocal; parte dal micro e si allarga al nazionale e internazionale. Abbiamo quattro o sei pagine tutte le settimane dedicate allo sguardo di ciò che accade nella politica nazionale, nelle guerre del mondo e poi altrettante pagine di riflessione culturale. Questo pensiamo sia il nostro valore aggiunto, il non limitarsi a dare solo notizie ma ragionare».

La Voce e il Tempo è molto presente infatti in città come presidio non solo di informazione ma di promozione culturale: «Siamo presenti e ci occupiamo anche di organizzare diversi appuntamenti in città, per esempio con cicli annuali di conferenze su temi di attualità, dibattiti su tematiche come il carcere e i giovani. Questo sviluppo del giornale non ci limita solo a uscire in edicola ma ci rende soggetto attivo di promozione culturale in città».

Sul piano dello sviluppo digitale, invece, come vanno le cose? «Stiamo un po’ per volta affiancando agli abbonamenti cartacei quelli digitali; nell’ultimo anno abbiamo avuto oltre 1.000 abbonati in più all’edizione digitale. Abbiamo visto che funziona molto bene non far scaricare il giornale dal sito, ma inviarlo direttamente via mail il giorno di uscita in edicola. Con un click e con delle tariffe molto competitive, questo meccanismo ci sta portando notevoli soddisfazioni. In ogni caso il pubblico della carta non lo perdiamo, è molto fedele, perdiamo purtroppo quelli che ci fa perdere l’anagrafe, ma la tiratura tiene».

C’è poi uno sviluppo parallelo sul sito e i social: «Abbiamo una serie di contenuti multimediali con aggiornamento quotidiano dove insieme alla notizia alleghiamo anche gallerie fotografiche e video per rendere più interattiva la presenza sul web. Sul tema delle nuove tecnologie, inoltre, da quattro anni abbiamo un’attenzione specifica sul settimanale con una pagina di apostolato digitale; si tratta di una pagina tematica, con attenzione specifica al tema delle nuove tecnologie, per ragionare sui nuovi media e da un paio d’anni anche sull’intelligenza artificiali, sugli sviluppi e i pericoli».

Su come avvicinare un pubblico più giovane Riccadonna ci spiega le iniziative portate avanti da La Voce e il Tempo: «Non siamo targettizzati in maniera specifica sui giovani, abbiamo più un pubblico adulto, che spesso è quello che frequenta le chiese, ma abbiamo alcune sezioni del giornale con temi giovanili, per esempio la pagina degli oratori, nella quale si racconta tutto ciò che si muove anche rispetto al tema delle associazioni, nelle parrocchie, nel mondo del volontariato. Un’altra azione specifica che facciamo riguardo ai giovani è quella di porci come scuola di giornalismo per un gruppo di giovani redattori che vengono a imparare e fare la gavetta collaborando e scrivendo, con la prospettiva dell’iscrizione all’albo ma anche di una serie di corso di formazione».

Portate avanti altre iniziative di dialogo con la città? «Per iniziativa dell’Arcivescovo Mons. Roberto Repole con la Diocesi stiamo portando avanti un lavoro di interlocuzione forte sul futuro della città, nato da un input ben preciso sulla questione giovanile: non si può pensare al futuro di Torino senza affrontare la questione dei giovani. Da mesi abbiamo infatti un’intervista dedicata al bene di Torino con diversi personaggi, per affrontare e riflettere su questa questione e per evitare che i giovani abbandonino Torino».

Quali sono le aspettative per il futuro? «Che gli abbonati sul digitale – conclude Riccadonna – vadano a crescere, ma che allo stesso tempo si conservi il cartaceo, che resta cuore di tutto».

Eugenio Giannetta

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