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Scuola per la Democrazia, la quinta edizione guarda ai nuovi equilibri del potere

05 Luglio 2026
3 min di lettura
scuola democrazia 2026

Cinque anni di confronto, formazione e riflessione sui grandi cambiamenti che attraversano la società. La Scuola per la Democrazia è arrivata alla sua quinta edizione confermando l’obiettivo con cui era nata: creare uno spazio di dialogo aperto per interrogarsi sullo stato della democrazia, sulle sue fragilità e sulle trasformazioni che incidono sulla vita collettiva.

Un percorso che negli anni ha coinvolto studenti, esperti, rappresentanti delle istituzioni e della società civile, affrontando le grandi questioni del presente: dall’ambiente alla pace, dai rapporti internazionali al ruolo dell’Europa, fino alle nuove forme di potere generate dalla tecnologia.

Anche all’interno del programma della quinta edizione si è inserita la collaborazione con l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, che ha partecipa al percorso attraverso due appuntamenti dedicati ai temi centrali del dibattito pubblico contemporaneo.

Il primo incontro ha proposto una riflessione sulle trasformazioni degli equilibri politici, economici e sociali, su chi oggi detiene capacità di influenza e sulle nuove dinamiche che condizionano cittadini e istituzioni. Un tema che chiama direttamente in causa anche il giornalismo, chiamato a leggere e raccontare una realtà sempre più complessa.

Il secondo appuntamento, “L’Europa tra speranza e realtà”, ha messo invece al centro il ruolo dell’Unione Europea in un contesto internazionale segnato da crisi, conflitti e nuove sfide globali: una riflessione sul rapporto tra l’idea di Europa come progetto di pace e le difficoltà concrete nell’essere protagonista dei processi diplomatici e politici mondiali.

«Siamo arrivati al quinto anno – racconta Davide Rosso, direttore Fondazione Centro Culturale Valdese -. La Scuola era nata subito dopo i fatti di Capitol Hill: ci sembrava che la democrazia mostrasse qualche scricchiolio e fosse utile creare momenti di riflessione comune. Cinque anni dopo, da quello che emerge dai vari interventi, la crisi sembra essere aumentata. Allora sul tavolo c’erano il potere e tanti altri temi, ma una delle grandi questioni era l’ambiente, la natura, il rapporto tra ambiente e intervento umano. Oggi questo rimane uno dei temi, ma non è più il principale».

«Oggi – prosegue Rosso – al centro c’è la necessità di salvaguardare la pace a livello mondiale e il ruolo dell’Europa, che non appare più soltanto come motore di pace ma si trova dentro meccanismi di guerra nei quali fatica a essere influente come mediatrice e come promotrice di dialogo».

«L’altro grande tema è la tecnologia, che tende ad avere il sopravvento: chi la gestisce, chi la progetta e la governa ha un potere sempre più grande, un’influenza che arriva anche a superare quella degli Stati stessi. E anche qui l’Europa fa fatica a difendersi e a essere pienamente parte del meccanismo».

«Non vediamo – conclude Rosso – miglioramenti fuori, ma siamo contenti di continuare questo percorso da cinque anni. Ci sono sempre studenti diversi, c’è un ricambio continuo e questo permette di avvicinare persone nuove ai temi della democrazia, sempre con lo stesso spirito con cui siamo partiti», ovvero uno spazio che considera informazione, conoscenza e confronto strumenti essenziali per la partecipazione democratica.

Comprendere i cambiamenti in corso, analizzarli con spirito critico e favorire occasioni di dialogo significa rafforzare quella consapevolezza pubblica su cui si fondano le democrazie.

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