GIORNALISTI

16/04/2026

Tre buoni motivi per astenersi dal lavoro: la risposta della Fieg al comunicato Fnsi sullo sciopero

Dopo aver definito ‘privilegi’ i diritti e le tutele costruiti in cent’anni di contrattazione collettiva e suggellati nel contratto scaduto da dieci anni, gli editori tornano a stilare la loro ‘lista di doglianze’. Il sindacato è pronto al confronto, purché serio, costruttivo, rispettoso dei colleghi

Qualora ce ne fosse bisogno (e no, non ce n’era) la Fieg fornisce ai giornalisti italiani tre buone ragioni per tornare a scioperare – la terza volta nel giro di pochi mesi – giovedì 16 aprile 2026. Lo fa nella nota con cui risponde al comunicato sindacale che la Fnsi, attraverso i Cdr, ha chiesto alle testate giornalistiche, cartacee e online, alle agenzie di stampa, alle emittenti radiotelevisive nazionali di pubblicare o leggere in occasione della giornata di astensione dal lavoro.

Dopo aver definito ‘privilegi’ i diritti e le tutele costruiti in cent’anni di contrattazione collettiva (e costruttiva) e suggellati nel contratto scaduto da dieci anni, gli editori tornano a stilare la loro ‘lista della spesa’, o di doglianze, tirando in ballo la necessità di un cambiamento sostanziale delle regole contrattuali «per recuperare efficienza e produttività e consentire di affrontare adeguatamente le nuove sfide del mercato, attraversato da un’innovazione tecnologica epocale».

Ecco il primo buon motivo per scioperare. Il sindacato è ben consapevole che la rivoluzione tecnologica in atto ha bisogno di essere governata e non subìta. Peccato che una delle ragioni per cui la trattativa si è arenata è stato proprio il rifiuto degli editori di voler prevedere nel contratto norme che assicurino che l’intelligenza artificiale sia al servizio dei giornalisti e non il colpo di grazia al loro lavoro.

Segue l’elenco degli istituti che, a loro dire, «ostacolano la competitività ed aggravano la situazione economica delle aziende, rappresentando peraltro una barriera all’ingresso delle nuove professionalità»: ferie, permessi, l’indennità per le ex festività, maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo «al disopra della media degli altri contratti nazionali nonché il riconoscimento di scatti di anzianità in percentuale sulla retribuzione».

E siamo alla seconda buona ragione per scioperare. Dimenticano, infatti, gli editori, che nelle redazioni i Cdr, affiancati dal sindacato, si stanno battendo contro forfettizzazioni che in pratica azzerano il valore di tutti questi istituti contrattuali e che i tanto vituperati scatti in percentuale servono non a recuperare l’inflazione (per questo ci sono i rinnovi dei contratti che scadono ogni quattro anni, e per la parte economica anche ogni due…), bensì a tutelare i colleghi che per un motivo o per un altro non ottengono avanzamenti di carriera. Una sostanziale difesa dell’articolo 21 della Costituzione.

Terzo buon motivo per scioperare, per il presente e soprattutto per il futuro dell’informazione: la proposta fatta al sindacato di affrontare la sfida «dell’introduzione di regole specifiche per favorire l’inserimento di giovani professionisti». Che tradotto significa svendere i diritti dei giornalisti di domani, e anche un po’ quelli dei giornalisti di oggi.

Di fronte a una ‘proposta’ così il sindacato ha sgomberato il campo da ogni ambiguità proponendo un accordo ponte: un riconoscimento economico dopo 10 anni (dieci) di vacanza contrattuale (anni nei quali tra guerre e pandemia gli stipendi degli italiani – dice l’Istat – hanno perso qualcosa come il 20% del potere d’acquisto causa inflazione) e poi possiamo parlare di tutto.

Hanno proposto 150 euro (centocinquanta, scritto a lettere forse possono sembrare di più) in 3 tranche (tre). I medici hanno rinnovato il contratto con 491 euro di aumento.

C’è però un aspetto interessante della replica della Fieg alle rivendicazioni della Fnsi: il fatto che gli editori ribadiscano «la propria disponibilità a proseguire nelle trattative per il rinnovo del contratto».

La Fnsi non si è mai tirata indietro, ha avanzato proposte, ha corretto il tiro, ha fatto calcoli, presentato piattaforme programmatiche. Solo dopo il muro alzato dagli editori a ogni incontro ha portato in piazza i giornalisti italiani e fermato il lavoro nelle redazioni.

Se il risultato della mobilitazione è questa «disponibilità a proseguire nelle trattative», l’auspicio del sindacato è che si concretizzi in un confronto serio, costruttivo, rispettoso, non tanto della Federazione nazionale della Stampa italiana, quanto dei colleghi che rappresenta dal 1908. (mf)

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