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ATTUALITA'

05/03/2026

Il comunicato del Cdr de La Stampa: perché oggi non siamo in edicola

Oggi non troverete il nostro quotidiano in edicola: la redazione de La Stampa si è riunita in assemblea permanente. Quanto è accaduto e sta accadendo nelle ultime ore è uno strappo grave e senza precedenti nella storia del nostro giornale.

Con la firma del contratto preliminare di cessione al gruppo Sae, il gruppo Gedi compie l’ennesima dismissione di una stagione che ha già impoverito il panorama editoriale italiano. La Stampa, che da oltre un secolo rappresenta un presidio di informazione per il Nord Ovest e per l’intero Paese, viene ceduta senza che siano state fornite garanzie chiare e vincolanti a chi ogni giorno la realizza e ai lettori che la sostengono. È inaccettabile.

Per la nostra testata si apre un futuro carico di incognite. L’operazione sarà perfezionata entro il semestre, ma a oggi non esistono impegni concreti su occupazione, salari, assetti organizzativi, linea editoriale e investimenti. Non una qualche pratica amministrativa da sbrigare, ma una rivoluzione che può compromettere identità, autonomia e qualità del nostro lavoro.

A Gedi, che abbiamo incontrato ieri, abbiamo chiesto risposte puntuali: su quali basi si ritiene che Sae possa garantire continuità e sviluppo? Quali garanzie finanziarie sono state realmente fornite? Qual è il perimetro preciso delle attività cedute? Abbiamo chiesto clausole vincolanti a tutela dei posti di lavoro, dei salari, del contratto nazionale e degli accordi aziendali. Le risposte sono state vaghe, elusive, insufficienti. Non possiamo e non vogliamo accontentarci.

A Sae chiediamo di uscire allo scoperto. Pretendiamo la presentazione immediata del piano industriale e del progetto editoriale. Vogliamo conoscere la composizione societaria del veicolo che acquisirà il giornale, sapere chi sono gli investitori evocati nei comunicati, avere conferma formale e scritta della piena autonomia e indipendenza della testata. Esigiamo garanzie sul mantenimento degli organici, sulla struttura delle redazioni, su investimenti nel digitale e nel multimediale. Non dichiarazioni di principio, ma impegni nero su bianco.

La cessione di un giornale non è un fatto neutro né meramente contabile. L’informazione non è una merce da scambiare: è un bene pubblico, un presidio democratico, un diritto delle cittadine e dei cittadini. Ogni passaggio opaco, ogni scelta priva di tutele, mette a rischio non solo il lavoro di una redazione, ma il pluralismo e la qualità del dibattito pubblico.

In queste ore decisive rivendichiamo con forza il diritto di sapere, di capire, di partecipare. Non saremo spettatori di decisioni che riguardano il nostro futuro e quello del giornale. Se non arriveranno garanzie concrete, siamo pronti a difendere la redazione e il diritto dei lettori a un’informazione libera, autorevole e indipendente con tutti gli strumenti legittimi a nostra disposizione.

Ringraziamo colleghe e colleghi, rappresentanze sindacali, istituzioni e forze politiche per la solidarietà. La storia de La Stampa non è una proprietà da trasferire in silenzio: appartiene a una comunità vasta di lettrici e lettori. A quella comunità diciamo con chiarezza che non arretreremo di un passo nella difesa della dignità del nostro lavoro e dei valori che lo fondano.

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