
“Ci sono anch’io”: a Torino uno spazio per ascoltare il disagio maschile
Ogni giorno la cronaca racconta storie di violenza che attraversano le mura domestiche, troppo spesso con le donne come vittime. Ma per comprendere e contrastare davvero il fenomeno, è necessario allargare lo sguardo e intervenire anche sulle radici culturali, emotive e relazionali che lo alimentano. È in questa prospettiva che nasce, presso la Asl Città di Torino, il progetto “Ci sono anch’io”: uno sportello di ascolto psicologico dedicato agli uomini.
L’iniziativa si inserisce in un percorso formativo promosso dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e realizzato in collaborazione con l’Ordine degli Psicologi del Piemonte e l’Ordine degli Assistenti Sociali del Piemonte. Il corso rappresenta un’occasione per analizzare, da diversi punti di vista, il significato della violenza domestica, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come ogni forma di abuso o comportamento coercitivo volto al controllo emotivo all’interno del nucleo familiare, senza distinzione di genere.
Il progetto “Ci sono anch’io” parte da una consapevolezza chiara: stereotipi e norme di genere rigide, spesso rafforzate anche dal racconto mediatico, impediscono agli uomini di riconoscere e condividere il proprio disagio, anche quando sono vittime di violenza o vivono situazioni di forte stress emotivo. Offrire uno spazio di ascolto significa quindi non solo accogliere una sofferenza sommersa, ma anche agire in chiave preventiva, intercettando quei segnali precoci che possono, se ignorati, trasformarsi in comportamenti violenti.
La lotta alla violenza di genere, infatti, non può limitarsi a un approccio repressivo. Inasprire le pene non basta: è fondamentale costruire percorsi anticipatori, capaci di intervenire prima che il conflitto degeneri. Dare voce agli uomini che vivono fragilità, perdita di controllo o tensioni familiari significa contribuire a prevenire esiti drammatici e promuovere relazioni più sane ed equilibrate.
Al corso interverranno, tra gli altri, Carlo Picco, direttore generale dell’Asl Città di Torino; Monica Agnesone, direttore della Struttura Complessa di Psicologia Aziendale; Giancarlo Marenco, presidente dell’Ordine degli Psicologi; Gaia Griseri, comparatista; Silvia Maria Murdocca, dirigente degli assistenti sociali; Stefano Tallia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte. A moderare l’incontro sarà la giornalista Loredana Masseria.
A sottolineare il valore dell’iniziativa è anche Sabrina Testa, presidente dell’Ordine Assistenti Sociali del Piemonte e Valle d’Aosta:
«Uno sportello di ascolto psicologico dedicato agli uomini rappresenta un passo importante che nasce da una società più attenta, più inclusiva e più capace di riconoscere la complessità dei bisogni umani, senza distinzione di genere e senza pregiudizi. Per troppo tempo il disagio maschile è rimasto sommerso, spesso invisibile, talvolta negato dagli uomini stessi imprigionati in modelli culturali rigidi che hanno imposto loro di essere forti, autosufficienti, impermeabili alla sofferenza. Come assistenti sociali però incontriamo quella sofferenza ogni giorno e possiamo dire che il disagio non ha genere: ha storie, contesti, fragilità che meritano ascolto, rispetto e strumenti adeguati»
«Offrire uno spazio sicuro, accogliente e competente, dove gli uomini possano esprimere le proprie difficoltà, le proprie paure, i propri vissuti, senza timore di giudizio, vuol dire offrire un luogo in cui chiedere aiuto non sia percepito come debolezza, ma come un atto di consapevolezza e cura di sé. Come assistenti sociali, crediamo fermamente nel valore della prevenzione, dell’ascolto precoce e dell’accompagnamento. Intervenire prima che il disagio si trasformi in isolamento, in conflitto o in comportamenti dannosi è una responsabilità che sentiamo profondamente».
«Questa iniziativa si inserisce in una visione più ampia: promuovere il benessere delle persone e delle comunità, sostenendo relazioni più sane, equilibrate e rispettose. Aiutare un uomo a riconoscere e gestire le proprie emozioni significa contribuire anche alla qualità delle relazioni familiari, sociali e lavorative. Significa anche riconoscere che il ruolo della donna è cambiato, anche grazie all’attenzione ricevuta negli anni, e che oggi questa attenzione deve essere rivolta anche agli uomini, per accompagnare la transizione verso un nuovo paradigma, più contemporaneo, di uomo e donna».
In questo contesto, il ruolo dell’informazione è cruciale: il modo in cui i media raccontano la violenza domestica contribuisce a costruire immaginari, responsabilità e consapevolezza pubblica. Un linguaggio accurato, non stereotipato e capace di restituire la complessità dei fenomeni è parte integrante di una strategia di prevenzione efficace.
