ATTUALITA'

02/04/2026

Costante: «In Piemonte una tempesta perfetta: così rischia di cambiare il giornalismo»

La crisi dell’editoria piemontese, le incognite sul futuro di alcune testate storiche, la condizione dei freelance e la tenuta del lavoro giornalistico sono stati al centro dell’assemblea promossa dalla Fnsi che si è svolta il 1° aprile a Torino. Un doppio momento di confronto – al mattino in Piazza Castello e al pomeriggio a Palazzo Ceriana – che, a partire dalle vertenze aperte sul territorio, ha allargato lo sguardo alla situazione nazionale del settore.


Ad aprire i lavori è stata la segretaria dell’Associazione Stampa Subalpina, Silvia Garbarino, che ha ricostruito il quadro delle principali criticità aperte in Piemonte. Il primo riferimento è andato alla vicenda della Sentinella del Canavese, dopo la cessione della testata a un nuovo imprenditore. Garbarino ha sottolineato come, in poche settimane, «le condizioni di lavoro siano cambiate e non in meglio, senza una definizione precisa del nuovo assetto». Un passaggio che, ha osservato, si inserisce in una fase più ampia di forte incertezza.

Garbarino ha poi richiamato la partita che riguarda La Stampa, la cui cessione dovrebbe formalizzarsi entro giugno. In vista del confronto con la proprietà, ha spiegato, il lavoro sindacale punta a salvaguardare «il perimetro occupazionale e i collaboratori, che sono una parte essenziale del lavoro nelle redazioni». Il confronto, ha aggiunto, «non sarà semplice», ma la priorità resta quella di essere presenti nel momento in cui i problemi emergono, per cercare di arginarli.


Nel suo intervento Garbarino ha poi richiamato le preoccupazioni sul futuro anche per le redazioni locali di Repubblica, osservando che, pur in assenza di annunci formali, «manca ancora un piano editoriale e industriale preciso e dunque, allo stato, non ci sono rassicurazioni concrete». Infine, il riferimento alla Rai, con la prospettiva della dismissione del Museo della Radio e i timori per una riduzione dell’impegno sul territorio sia per il lavoro giornalistico che non giornalistico: «Non è una questione che riguarda solo un immobile, ma è il segnale complessivo della presenza del servizio pubblico sul territorio e quindi del lavoro giornalistico e non giornalistico in Piemonte su cui manca un investimento e una prospettiva da parte delle istituzioni».

Sulla situazione della Sentinella del Canavese è intervenuto in assemblea anche il fiduciario di redazione Andrea Scudellà, che ha descritto una fase segnata da proposte mutevoli e forte incertezza organizzativa. «Siamo ancora appesi, perché cambiano idea ogni due minuti», ha detto, ricordando le ipotesi avanzate nelle ultime settimane: dal quinto numero alle domeniche non compensate, fino alla riorganizzazione dei turni di lavoro. «Per noi vorrebbe dire lavorare di più, o comunque allo stesso modo, ma con uno stipendio inferiore», ha osservato. Scudellà ha anche sottolineato che i giornalisti della testata continuano a garantire il lavoro con responsabilità e disponibilità: «Noi facciamo gli straordinari, non guardiamo l’orologio: se seguiamo un servizio lo seguiamo fino in fondo». Al momento, ha aggiunto, la situazione non è ancora cambiata formalmente, ma il clima resta di forte precarietà.


Ampio spazio è stato dedicato all’intervento della segretaria generale Fnsi Alessandra Costante, che ha collocato le vertenze piemontesi all’interno della crisi strutturale del sistema editoriale italiano. Il suo è stato un richiamo netto al valore del lavoro giornalistico e alla necessità di ricostruire rappresentanza, soprattutto verso i più giovani. «I giovani oggi nel sindacato sono pochi», ha osservato, ricordando come negli anni si sia prodotta una forte disintermediazione e come sia invece necessario tornare a trasmettere un principio di fondo: «Nessuno si salva da solo».

Secondo Costante, il Piemonte è oggi uno dei territori in cui più chiaramente si leggono gli effetti della crisi del settore: «Qui si sta consumando una tempesta perfetta», ha detto, indicando nella regione «l’epicentro della grande cessione finale di Gedi». Il passaggio da grandi gruppi editoriali a soggetti privi di una solida cultura delle relazioni industriali, sindacali e sociali, ha aggiunto, rappresenta «un salto devastante per colleghi abituati a lavorare in un certo modo».

Nel suo intervento Costante ha insistito anche sul tema dell’equo compenso per autonomi e partite Iva, definendolo una battaglia decisiva non solo per ragioni di giustizia, ma anche per la tenuta dell’intero sistema. «Le redazioni sono state massacrate attraverso la sostituzione dei dipendenti con lavoratori sottopagati», ha affermato, spiegando che proprio per questo la battaglia sul contratto e quella sull’equo compenso «vanno portate avanti insieme». Allo stesso modo, ha ribadito la necessità di tutelare sia chi oggi è già assunto sia chi entrerà domani nel lavoro giornalistico: «Non ce la siamo sentita di accettare anni fa uno scambio che avrebbe garantito aumenti agli attuali assunti tagliando del 20 per cento i diritti dei neoassunti». Da qui il senso complessivo del suo intervento: «È una battaglia economica, di equità, ma anche culturale per l’informazione, perché se non teniamo insieme tutte queste cose il nostro mondo non ha molto tempo davanti».

Sul fronte previdenziale è intervenuto Giuseppe Gandolfo, fiduciario dell’Inpgi, che ha ricordato come l’Istituto abbia appena celebrato il proprio centenario e approvato un bilancio positivo. «Abbiamo chiuso con circa 50 mila iscritti e con un bilancio che oggi è soddisfacente», ha spiegato. Ma accanto a questo dato, Gandolfo ha richiamato le criticità di prospettiva, legate all’aumento di collaboratori, freelance, co.co.co. e partite Iva e agli effetti dei prepensionamenti con riscatto e ricongiunzione. «Oggi stiamo bene, ma secondo i piani il rischio è che nel 2037 il sistema possa andare in difficoltà», ha avvertito. Anche in questo caso, la chiave per correggere gli squilibri è stata indicata nell’equo compenso: «Senza una giusta retribuzione, non ci sarà mai una giusta previdenza».


Simona De Ciero, rappresentante della commissione lavoro autonomo piemontese nella Commissione Nazionale Fnsi ha parlato poi di lavoratori autonomi e non solo: «Oggi – ha detto – è l’occasione giusta anche per presentare il primo Freelance Journalism Forum, una giornata interamente dedicata al giornalismo autonomo, ai suoi diritti, ma soprattutto alle sue opportunità. Che parte da Torino – e non a caso – per inseguire un obiettivo tanto chiaro quanto strategico: dare spazio e voce ai freelance, che oggi sono una parte fondamentale dell’ecosistema dell’informazione. Non solo per raccontare le difficoltà, ma per valorizzare competenze, strumenti e nuove strade possibili. Al primo Freelance Journalism Forum ci sarà spazio anche per affrontare i temi politico-sindacali e istituzionali, fondamentali per costruire condizioni di lavoro più eque. Ma vogliamo anche coinvolgere le nuove generazioni, avvicinando i giovani agli aspetti organizzativi del mestiere, spesso meno visibili ma decisivi. Chi lavora da poco nel settore o chi – oggi sui banchi di scuola – sogna di lavorarci in futuro. Durante la giornata parleremo di come gestire la professione in modo indipendente, costruire un proprio pubblico, trovare committenze e creare modelli sostenibili di giornalismo. E lo faremo creando occasioni concrete di incontro. Perché la rete conta, ed è l’unica cosa che non l’intelligenza artificiale non può rubare ai lavoratori e alle lavoratrici che, giorno dopo giorno, consumano le suole delle scarpe sulla strada. E perché il futuro del giornalismo passa anche – e sempre di più – dai freelance: professionisti capaci di innovare, sperimentare e portare nuove prospettive».

Nel dibattito è intervenuto anche Giorgio Levi, presidente del Centro Studi sul giornalismo Pestelli, che ha definito quanto sta accadendo «la più grande svendita della storia di questa regione», invitando la categoria a prendere piena consapevolezza della portata del passaggio in corso.

A rafforzare questo appello è stata anche la riflessione del presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte, Stefano Tallia, che ha richiamato la necessità di tenere unita la professione in una fase tanto delicata. «O teniamo insieme la categoria o non ci sono possibilità di sopravvivenza, perché i piccoli egoismi ci porteranno a essere travolti», ha detto, indicando nell’unità della comunità professionale una condizione necessaria per affrontare una crisi che riguarda insieme occupazione, qualità dell’informazione e futuro del giornalismo sul territorio.

Questo, in sintesi, il messaggio emerso dall’assemblea torinese: di fronte a una crisi che investe contemporaneamente redazioni, lavoro autonomo, previdenza e qualità del prodotto editoriale, la risposta non può che essere collettiva.

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