Turco e il Grande Torino: «La storia è fondamentale per raccontare il presente»

Non è solo questione di numeri, date o trofei. «Raccontare il Grande Torino significa soprattutto comprenderne l’impatto sulla società contemporanea e sull’Italia del tempo». È da qui che parte la riflessione del giornalista Fabrizio Turco, che invita ad andare oltre la dimensione puramente sportiva per cogliere il valore storico e simbolico di quella squadra e di una data simbolica come il 4 maggio.
Il Grande Torino, già definito tale prima della tragedia di Superga, rappresentava infatti uno dei volti dell’Italia del primo dopoguerra. In un Paese ancora segnato dal conflitto, lo sport visse una fase sorprendentemente fertile: dalle imprese di Gino Bartali al dominio sugli sci di Zeno Colò e molti altri. In questo contesto, tuttavia, il Torino fu un vero e proprio simbolo di rinascita, capace di restituire orgoglio e identità.
Ne abbiamo parlato con Turco, che interverrà con Chiara Pottini (giornalista), Marco Bonetto (giornalista) e Vincenzo Savasta (avvocato) in un incontro promosso dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, dedicato proprio al racconto e all’approfondimento del Grande Torino. L’appuntamento cercherà di rispondere a domande ancora aperte: perché cadde l’aereo? Come si svolsero le inchieste e quali furono gli esiti giudiziari? Quali figure, note e meno note, ruotarono attorno alla vicenda?
Turco richiama prima di tutto un episodio significativo: la prima trasferta per un’amichevole fuori dai confini (in Svizzera) del Torino nel dopoguerra, in un’Europa dove l’Italia era guardata ancora con diffidenza. «Non fu solo un evento sportivo – spiega – ma ebbe un impatto sociale enorme. Un segnale di ritorno alla normalità e di riconoscimento internazionale».
A distanza di oltre settant’anni, quell’eredità è ancora viva. Ogni 4 maggio, la salita a Superga si trasforma in un pellegrinaggio che va ben oltre il tifo granata: «Arrivano persone da tutto il mondo, con sciarpe di squadre diverse. È qualcosa di mistico, che riguarda la memoria collettiva», sottolinea il giornalista. Proprio su ciò che accadde dopo il 4 maggio 1949 si concentra il lavoro di ricerca di Turco portato avanti insieme a Vincenzo Savasta.
Un’indagine durata otto anni, nata da una lacuna evidente nella vasta bibliografia dedicata al Torino, di cui si parlerà durante l’incontro di formazione: «Il Torino è probabilmente la squadra con la più ampia bibliografia al mondo – osserva Turco – con più di cento solo sul Grande Torino. Tuttavia abbiamo notato che mancava una ricerca che facesse luce su ciò che è successo dopo il 1949. La maggior parte dei racconti, infatti, si ferma alla tragedia, alle vittorie e al contesto storico precedente, senza prendere in considerazione cosa accadde dopo», dalle inchieste sull’incidente aereo ai processi, dalle vicende meno note legate ai protagonisti indiretti della tragedia fino ai risvolti sociali e industriali del dopoguerra. Una storia che dimostra come il 4 maggio non rappresenti una fine, ma piuttosto l’inizio di un’altra narrazione.
La forza del Grande Torino, conclude Turco, sta proprio nella sua «capacità di attraversare il tempo. Non solo come squadra leggendaria, ma come fenomeno culturale e umano. Una storia che non si esaurisce nella tragedia, ma che continua a vivere nella memoria collettiva, nelle ricerche storiche e nei gesti di chi, ancora oggi, ogni anno, sale a Superga per ricordare».
