I 150 anni della stampa cattolica: la storia e il futuro di Torino

La ricorrenza celebrata con una mostra e un convegno a Palazzo Carignano
Sabato 9 maggio la stampa cattolica torinese ha festeggiato i suoi 150 anni di vita con un convegno che si è svolto a Palazzo Carignano. Quello che segue è il mio intervento pubblicato nel numero de “La Voce e il Tempo” uscito in occasione della ricorrenza e con il quale ho anticipato i temi affrontati nel saluto iniziale che ho portato all’incontro.
I giornali raccontano le pieghe delle città e ne accompagnano le evoluzioni, ancor di più quando il punto di vista che esprimono è quello della solidarietà, di chi decide di assumere la prospettiva della parte più dolente dell’umanità. Nella loro lunga storia “La Voce del Popolo” e “Il Nostro Tempo”, oggi riunite sotto alla testata de “La Voce e il Tempo” che ha amalgamato l’anima di entrambi i giornali, hanno interpretato con coerenza questo ruolo. Il primo, con il passo talvolta concitato della cronaca, il secondo osservando il cambiamento con il tono della riflessione. Due giornali che hanno accompagnato lo sviluppo della Torino industriale con le sue contraddizioni: i nuovi torinesi degli anni Cinquanta e Sessanta e le battaglie per una fabbrica e una città più umana; poi, nei decenni successivi, le nuove forme di immigrazione in un tessuto industriale che andava però assottigliandosi per far spazio a nuove emergenze. Uno sguardo privo di ideologia e con la capacità di far dialogare mondi diversi, costruendo ponti dove erano cadute macerie. E non è per nulla casuale che in un tempo nel quale la guerra è tornata a bussare alle nostre porte, sia stato proprio il Cardinale di Torino a scuotere la città sul rischio che la capitale dell’auto si trasformi nella capitale di quelle armi che portano morte e distruzione in troppe parti del mondo. Sono sicuro che il dibattitto che certamente si aprirà nella società su come coniugare sviluppo e vocazione di pace, vedrà protagoniste le colonne de “La Voce e il Tempo” .
Ma a testimoniare la ricchezza del dibattito sviluppato da questi giornali c’è anche il fatto che da qui siano passate alcune delle firme più prestigiose del nostro territorio che con la loro presenza hanno fatto del palazzo dei giornali cattolici di corso Matteotti uno dei centri di elaborazione culturale più importanti della città. Un luogo di riflessione centrale anche per il mondo laico e che per questa sua caratteristica ha saputo essere uno dei pilastri di quella alleanza tra culture diverse che in varie fasi della storia ha spinto Torino verso la modernizzazione. Una storia, quella dei giornali, segnata anche da difficoltà, come è accaduto nell’ultimo decennio a tutta l’editoria di carta e che però ha saputo guardare avanti trovando nuove soluzioni che hanno permesso alla nave di sorpassare la tempesta.
Oggi che questa storia compie 150 anni Torino ha ancor più bisogno del coraggio de “La Voce e il tempo” e ne ha bisogno anche il giornalismo che nella pluralità dei punti di vista testimonia il suo valore come cardine della democrazia.
Buon Compleanno a “La Voce e il Tempo” e alle colleghe e ai colleghi che ne fanno ogni settimana una voce indispensabile.
Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte
