GIORNALISTI

La libertà d’informazione passa dal World Press Photo di Torino

18 Settembre 2026
10 min di lettura
epaselect MIDEAST ISRAEL PALESTINIANS GAZA CONFLICT

World Press Photo Exhibition 2026, la più prestigiosa mostra di fotogiornalismo al mondo, torna a Torino per il decimo anno consecutivo: le 144 immagini che la compongono saranno esposte nell’ipogeo della Rotonda del Talucchi, all’Accademia Albertina delle Belle Arti, in via Accademia Albertina 6, da venerdì 18 settembre a domenica 13 dicembre.

L’esposizione presenta i lavori di fotogiornalismo e fotografia documentaristica vincitori della 69ª edizione del concorso. Gli scatti portano la firma di fotografi che lavorano per le più importanti realtà dell’informazione globale, a partire dall’agenzia ZUMA Press, che ha distribuito l’immagine dell’anno firmata da Carol Guzy per il Miami Herald. Accanto ai grandi marchi delle agenzie di stampa come Reuters, Associated Press ed EPA Images, la mostra raccoglie i reportage pubblicati da quotidiani e riviste d’eccellenza quali New York Times, Time, Le Monde ed El País, insieme ai progetti a lungo termine sostenuti dalla National Geographic Society e ai lavori indipendenti distribuiti da agenzie come Panos Pictures. Immagini che offrono una panoramica sul presente e rappresentano un’opportunità per un viaggio critico nell’attualità.

I lavori premiati raccontano conflitti globali, offrendo una potente testimonianza visiva della vita in tutto il mondo, dagli Stati Uniti e dall’Ucraina fino al Nepal, al Pakistan e alla Palestina, parlano di crisi, ma anche resistenza e tradizioni nascoste. Al centro, anche la crisi climatica, da Los Angeles alle Filippine, al Messico e alla Norvegia, le mobilitazioni e la lotta per i diritti attraverso immagini di proteste negli Stati Uniti e di movimenti femminili in Guatemala e Kenya.

Intimi e spesso toccanti, i lavori rivelano anche la fragilità della vita umana – dalla malattia all’isolamento, dal lutto alla sopravvivenza – accanto a storie di generazioni più giovani: ballerine di danza classica in Sudafrica, donne a cavallo in Marocco, famiglie colpite dalle politiche di controllo sull’immigrazione negli Stati Uniti. I ritratti ambientali, infine, avvicinano lo spettatore alla natura in modo quasi fisico: dall’abbattimento di elefanti in Zimbabwe, a un orso polare sopra una carcassa di capodoglio, fino al primo piano di un panda in un parco nazionale cinese. Insieme, questi progetti compongono un ritratto urgente del nostro mondo contemporaneo.

Le 144 immaginisono state selezionate tra 57.376 fotografie presentate da 3.747 fotografi provenienti da 141 paesi.

La mostra a Torino

A Torino l’esposizione torna per il decimo anno consecutivo ed è organizzata da Cime, Brand Ambassador Italia della World Press Photo Foundation di Amsterdam.

«Il decimo anno della World Press Photo Exhibition a Torino rappresenta per Cime un traguardo particolarmente importante e conferma il legame profondo che la mostra ha costruito nel tempo con il suo pubblico e con la città – afferma Vito Cramarosa, direttore di Cime – Siamo felici di celebrare questo anniversario rinnovando la collaborazione con l’Accademia Albertina di Belle Arti, partner prezioso con cui condividiamo l’impegno nel promuovere la fotografia e il fotogiornalismo come strumenti di conoscenza, consapevolezza e confronto sui grandi temi del nostro tempo. Dieci edizioni testimoniano la capacità della mostra di continuare a coinvolgere generazioni diverse, offrendo ogni anno nuovi sguardi sul mondo e sulla contemporaneità».

L’apertura al pubblico è prevista per venerdì 18 settembre alle 16. Anche quest’anno, la mostra, che gode del patrocinio della Città di Torino e della Città Metropolitana di Torino, sarà accompagnata da conferenze dedicate alla fotografia e ai grandi temi dell’attualità.

Giovanni Quaglia e Salvo Bitonti, rispettivamente presidente e direttore dell’Accademia Albertina, affermano: «La fotografia è di casa all’Accademia Albertina di Belle Arti, nelle collezioni della sua straordinaria fototeca storica come nell’oggi della formazione artistica. Con grande piacere abbiamo concesso l’ipogeo della Rotonda del Talucchi alla mostra internazionale World Press Photo 2026, permettendole di essere visitata dai nostri studenti e da tutti i cittadini».

Venerdì 25 settembre si terrà il primo importante appuntamento: alle 17,30 ci sarà l’incontro con il fotografo Pablo E. Piovano, autore del progetto a lungo termine  “Il costo umano delle agrotossine“. Nel 1996, l’Argentina ha liberalizzato l’uso della soia geneticamente modificata e resistente agli erbicidi insieme ai diserbanti a base di glifosato, una politica adottata senza ricerche indipendenti. Al centro del suo lavoro, 30 anni in cui l’uso di fitofarmaci è salito alle stelle, passando da 40 milioni a 580 milioni di litri all’anno: le immagini documentano il costo umano di un modello economico che privilegia il profitto agroindustriale rispetto alla vita dei residenti nelle zone rurali. Oggi, il 60% dei terreni coltivati in Argentina viene irrorato causando ripercussioni sulla vita di 14 milioni di persone. Nonostante studi indipendenti colleghino l’esposizione alle tossine a un aumento dei rischi di cancro e malformazioni congenite, le normative continuano a essere ridotte anche quando l’uso di prodotti agrochimici si avvicina sempre più agli insediamenti.

L’edizione 2026: il lavoro delle giurie

World Press Photo Contest 2026 ha coinvolto sei giurie regionali e una giuria globale, che è stata presieduta da Kira Pollack, ricercatrice all’Harvard Shorenstein Center, che si occupa di innovazione negli archivi attraverso le tecnologie emergenti e, in precedenza, ha ricoperto ruoli di leadership al TIME, Vanity Fair e The New York Times Magazine.

«Questo è un momento cruciale per la democrazia, per la verità, per ciò che noi, come società, siamo disposti a vedere e a denunciare, e ciò che siamo disposti a ignorare. I fotografi qui riconosciuti hanno fatto la loro parte – spiega Pollack – Hanno creato una testimonianza. Ora tocca a noi guardarla».

Il concorso è stato suddiviso in sei aree geografiche: Africa, Asia Pacifica e Oceania, Europa, Nord e Centro America, America del Sud, Asia Occidentale, Centrale e Meridionale. Una volta selezionati i vincitori per ogni area, si è proceduto alla scelta dei vincitori assoluti. Il modello di concorso articolato per aree, introdotto nel 2021, favorisce una maggiore diversità di storie, autori e autrici provenienti da tutto il mondo. Quest’anno, 31 dei 42 vincitori sono originari dei luoghi che hanno raccontato nei loro lavori. Rispetto all’edizione 2025, si è registrato un aumento dell’11 per cento dei partecipanti dal Sud America e del 14 per cento dall’area Asia-Pacifico e Oceania. Le fotografe e le persone non binarie rappresentano il 22 per cento dei partecipanti, a conferma di una crescita costante più inclusiva da quando è stato introdotto il modello per aree geografiche.

«Ho un assoluto rispetto per la profondità del processo che sta dietro ogni storia che premiamo. Credo che l’intenzionalità della giuria sia e continuerà a essere la fonte della fiducia che il pubblico ripone nel World Press Photo» afferma la direttrice generale del World Press Photo, Joumana El Zein Khoury.

I fotogiornalisti e gli autori selezionati arrivano da Argentina, Australia, Brasile, Cina, Colombia, Ecuador, Filippine, Francia, Francia/Cambogia, Germania, India, Iran/Canada, Israele, Italia, Messico, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica, Siria/Francia e Ucraina.

Tre, invece, sono state le categorie in cui è stato suddiviso il concorso: Singole, Storie e Progetti a lungo termine.

I vincitori

A vincere il titolo di World Press Photo of the Year 2026 è stata la statunitense Carol Guzy con l’immagine “Separated by ICE“, che mostra una famiglia ecuadoriana disperata mentre il padre viene arrestato dagli agenti dell’immigrazione all’interno del tribunale federale di New York nell’agosto 2025. Questa fotografia è stata scattata per ZUMA Press e pubblicata sul Miami Herald. Mentre l’uomo, unico sostentamento della casa e privo di precedenti penali, viene portato via subito dopo un’udienza, la moglie Cocha e i tre figli rimangono sopraffatti dal dolore nel corridoio. L’immagine testimonia l’impatto sistemico delle politiche di repressione dell’immigrazione negli Stati Uniti proprio nei luoghi dedicati alla giustizia. Carol Guzy ha dedicato il riconoscimento al coraggio della famiglia nell’aprire la propria storia all’obiettivo della fotocamera.

Due sono i finalisti per la Foto dell’Anno del World Press Photo, che accendono i riflettori sulla drammatica crisi umanitaria a Gaza e sulla lunga battaglia per i diritti umani in America Latina.

Il fotografo palestinese Saber Nuraldin si è classificato finalista con “Aid Emergency in Gaza“, realizzata per EPA Images. Lo scatto ritrae la folla di civili che si arrampica disperatamente su un camion di aiuti umanitari al valico di Zikim nel luglio 2025, nel tentativo di procurarsi della farina durante una devastante carestia.

Il fotografo Victor J. Blue si è classificato finalista con “The Trials of the Achi Women“, realizzata per The New York Times Magazine. L’immagine mostra un gruppo di donne indigene Maya Achi all’esterno del tribunale di Città del Guatemala nel maggio 2025, nel giorno in cui tre ex paramilitari sono stati condannati per violenze sessuali e crimini contro l’umanità commessi durante la guerra civile, coronando una battaglia legale durata 14 anni.

Tra i temi trattati nelle altre categorie figurano la guerra in Sudan, gli incendi devastanti a Los Angeles e in Spagna, le conseguenze del terrorismo con l’attacco a Bondi Beach e la resistenza della comunità palestinese a Gaza.

Tra i progetti a lungo termine e le storie premiate c’è il lavoro del messicano César Rodríguez sulla crisi climatica e la grave scarsità idrica che sta trasformando il Messico. William Keo ha raccontato le tensioni e le identità nelle banlieue francesi, Diego Ibarra Sánchez ha documentato l’impatto del conflitto sulle scuole e sui bambini tra Pakistan, Libano e Ucraina. La svedese Sanna Sjöswärd ha affrontato, nella categoria Singole / Europa, il delicato tema dell’anoressia grave attraverso la storia di un’ex ballerina, mentre il cinese Wu Fang ha seguito per 15 anni le vicende di una madre diventata genitore a 60 anni tramite fecondazione assistita dopo aver perso l’unico figlio.

Tra i vincitori c’è anche la fotografa italiana Chantal Pinzi, unica rappresentante del nostro paese tra i premiati. Il suo progetto “Farīsāt: Gunpowder’s Daughters” racconta le donne che in Marocco sfidano una tradizione equestre storicamente maschile, rivendicando il proprio spazio all’interno di una pratica culturale profondamente radicata.

 Cos’è World Press Photo

 Tutto ebbe inizio nel 1955, quando un gruppo di fotografi olandesi decise di organizzare il primo concorso internazionale World Press Photo. Da quell’iniziativa pionieristica, il concorso è cresciuto fino a diventare il più prestigioso a livello mondiale nel campo del fotogiornalismo e la mostra più visitata in assoluto. La World Press Photo Exhibition non è solo un concorso fotografico, ma una celebrazione delle storie che queste immagini riescono a raccontare, superando confini culturali e linguistici. Ogni anno, la mostra offre uno spaccato unico della storia contemporanea, permettendoci di riflettere sugli eventi e i temi cruciali del nostro tempo.

World Press Photo Foundation è un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro, con sede ad Amsterdam, che si dedica a sostenere il fotogiornalismo e la fotografia documentaristica di alta qualità. L’obiettivo della fondazione è promuovere un’informazione visiva libera e accessibile, capace di offrire una comprensione più profonda del mondo contemporaneo attraverso lo sguardo dei migliori fotografi al mondo.

Quest’anno la mostra toccherà le 60 principali città di tutti i continenti. Si stima che oltre tre milioni di persone visiteranno l’esposizione a livello globale, rendendola un evento di portata eccezionale e un’occasione imperdibile per chiunque voglia comprendere meglio le dinamiche del mondo attuale attraverso la forza evocativa delle immagini.

Foto: World Press Photo of the Year Finalist-Saber Nuraldin-EPA Images

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