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09/03/2023

Le donne e il sessantesimo anniversario della legge istitutiva dell’Ordine al centro del corso di formazione ad Alba

È ripartito il tour delle province da parte del Consiglio dell’Ordine. Prima tappa ad Alba mercoledì 8 marzo, dedicata alle giornaliste e ai giornalisti delle province di Cuneo e Asti.

Secondo il modello sperimentato nel 2022, alla seduta del Consiglio del mattino ha fatto seguito un partecipato incontro di formazione professionale.

L’introduzione sul sessantesimo anniversario della legge istitutiva dell’Ordine è toccata allo storico del giornalismo Mauro Forno che ha raccontato della nascita dell’albo in epoca fascista e dell’opera di epurazione dei giornalisti non allineati portata avanti da Ermanno Amicucci, segretario del Sindacato fascista dei giornalisti.

Il vice presidente Ezio Ercole ha dedicato la giornata alla giornalista afgana Torpekai Amarkel, morta nel naufragio di Cutro. Pensiero condiviso dalla segretaria Maria Teresa Martinengo che ha ricordato, nel giorno della Festa della Donna, le colleghe afghane e iraniane, e tutte le giovani donne che in Iran lottano contro il regime.

A seguire un focus dedicato al ruolo delle donne nell’informazione: “Sono soltanto 476 le professioniste su un totale di 1330; 1.997 le giornaliste pubbliciste su un totale i 5.111 iscritti all’albo. Anche nella nostra professione manca equilibrio”. Maria Teresa Martinengo ha quindi ricordato la figura di Gabriella Poli, capocronista del quotidiano La Stampa tra il 1977 e il 1981, prima donna a rivestire quel ruolo in Italia. Tanto che venne intervistata da giornali concorrenti, anche dal Corriere della Sera.

A chiudere gli interventi il presidente Stefano Tallia: “E’ stata bocciato il tentativo di autoriforma dell’Ordine nazionale. Al momento risulta chiusa la porta del ricongiungimento, e restano solo le forme tradizionali di accesso alla professione. Abbiamo bisogno di questa riforma, sempre tenendo fermi i capisaldi. A cosa serve l’Ordine dei giornalisti oggi? Serve a presidio dei soggetti deboli. La nostra è una professione che riguarda la società nel suo complesso. Un giornalista che non è libero mette in circolazione un bene avariato. Se l’aria che respiriamo è buona non ci ammaliamo, al contrario di aria inquinata si può morire. La libertà dei giornalisti è un presidio democratico”.

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