ATTUALITA'

22/06/2023

Corriere della Sera, associazioni al fianco dei giornalisti

«La Federazione nazionale della Stampa italiana è al fianco delle colleghe e dei colleghi del Corriere della Sera in stato di agitazione dopo due giorni di sciopero ed esprime loro vicinanza e solidarietà, tenendo conto che tante e tanti guadagnano cifre considerevolmente più basse della media retributiva del giornale che l’editore Urbano Cairo ha, con poca eleganza, indicato nella risposta all’assemblea dei giornalisti. A questo si aggiungono carichi di lavoro sempre più pesanti e minori prospettive di carriera». È quanto si legge in una nota della segreteria Fnsi, che prosegue: «In un momento storico così difficile le relazioni sindacali si sono vieppiù complicate, non solo al Corriere: l’editore deve rispettare le rappresentanze sindacali e l’assemblea senza entrare nel merito delle relative dinamiche interne».

«L’editoria – incalza la Fnsi – attraversa da anni la sua crisi più grave e la Federazione si aspetta un rilancio e uno slancio da parte degli editori, in particolare da quello del primo quotidiano italiano che deve avere più attenzione per le sue giornaliste e per i suoi giornalisti. Rilancio e slancio che devono ripartire dalla qualità dell’informazione e del fare giornalismo espressi dal Corriere della Sera i cui giornalisti vanno remunerati nel modo corretto, a partire dai collaboratori, così come avviene nelle grandi media company del mondo occidentale a cui il Corriere, a detta dello stesso editore, si pregia di appartenere».

Nel frattempo anche l’Associazione Lombarda dei Giornalisti e l’Associazione Stampa Romana si schierano al fianco dell’assemblea dei giornalisti: «Sono solo gli editori deboli quelli che rispondono alle giuste rivendicazioni sindacali della propria redazione snocciolando i numeri dei partecipanti alle assemblee, dei favorevoli e dei contrari alla linea della maggioranza. E che questa volta sia Urbano Cairo a usare questo metodo nel confronto con i giornalisti del Corriere della Sera è preoccupante: dimostra che anche chi si erge a imprenditore illuminato non risplende forse tanto come vuol far credere».

«Una settimana fa i sindacati dei giornalisti di Milano e Roma chiedevano senso di responsabilità e lungimiranza all’editore Cairo nella vertenza sindacale aperta dai suoi giornalisti. I giornalisti hanno tutto il diritto di rivendicare assunzioni, un’organizzazione del lavoro più funzionale ai progetti editoriali messi in campo o un riconoscimento economico a fronte dei positivi risultati societari che portano alla distribuzione di dividendi agli azionisti. Lombarda e Stampa Romana auspicano che l’editore finalmente si sieda al tavolo e si confronti con spirito costruttivo dando finalmente dimostrazione di considerare davvero i giornalisti come una risorsa e non come meri centri di costo».

Di seguito il comunicato sindacale approvato dall’assemblea dei giornalisti del Corriere della Sera e l’incipit della risposta dell’editore Urbano Cairo apparse sul quotidiano.

COMUNICATO SINDACALE

Dopo due giorni di sciopero, proclamati per il 9 e 10 giugno scorsi, i giornalisti del Corriere sono ancora in stato di agitazione per il deteriorarsi delle relazioni sindacali con l’azienda. Purtroppo le risposte alle richieste di un più adeguato riconoscimento del lavoro della redazione sono state irrispettose e irrisorie per un’azienda che ha dichiarato cospicui utili e distribuito dividendi. Le condizioni di lavoro al Corriere sono progressivamente peggiorate in questi anni. La stragrande maggioranza dei giornalisti tra sede centrale, ufficio di corrispondenza di Roma e cronache locali ha stipendi ai minimi contrattuali con forfait per straordinari, notturni e domenicali risibili, a fronte di un impegno orario sempre più alto.

Le redazioni locali sono stabilmente sotto organico e debbono sopportare turni pesanti con scarsi riconoscimenti economici. Alla redazione online, già sovraccarica di lavoro, viene ora chiesto di iniziare a lavorare alle 5.45 del mattino, a fronte di un’offerta economica risibile. Le retribuzioni dei collaboratori, infine, sono state falcidiate fino a toccare i 20 euro (lordi) a pezzo. Nonostante il nostro lavoro sia stato cruciale per ottenere importanti risultati (come i 500 mila abbonamenti digitali dello scorso anno) negli ultimi mesi è in atto un tentativo di mettere in discussione persino un istituto che fa parte della nostra busta paga: l’aggiornamento professionale. Mentre si moltiplicano le nostre mansioni in ambiti che spesso sono al limite del lavoro giornalistico, l’azienda vorrebbe togliere pezzi importanti di retribuzione. Abbiamo strappato a fatica, minacciando uno sciopero, 6 giorni di smart working al mese per sei mesi.

Il lavoro agile è una modalità in grado di aumentare la produttività e migliorare la qualità di vita delle persone. Ma da noi, che pure lo raccontiamo quotidianamente sul giornale, ancora ne viene negata la stabilizzazione. I mezzi tecnologici che ci sono forniti sono spesso inadeguati. Il nuovo sistema editoriale che sta per essere introdotto presenta gravi bug operativi. I software messi a disposizione della redazione sono lenti e obsoleti (tra l’altro negati ai collaboratori ex art.2).

Mancano figure tecniche per lo sviluppo digitale e si riducono anche quelle tradizionali necessarie al funzionamento della «macchina Corriere ». Tutti segnali che rendono difficile affrontare le sfide legate alla trasformazione digitale. Da troppo tempo, inoltre, la linea rossa che deve separare informazione e marketing è sempre più sfumata, fino ad arrivare a commistioni che fanno male all’immagine e alla tradizione di autonomia del Corriere.

Infine, da settimane in via Solferino sono in corso i lavori per realizzare gli uffici dell’editore Urbano Cairo al primo piano del giornale, nello stesso corridoio dove ci sono direttore e vicedirettori. Mentre altri dirigenti avranno i loro uffici fisicamente accanto alle redazioni. Una scelta che rischia di violare una legge non scritta, ma che è stata la vera forza del Corriere , quella che impone una netta separazione degli spazi: da una parte i rappresentanti dell’azienda, dall’altra i giornalisti. Separazione che garantisce in modo simbolico e sostanziale l’autonomia e la libertà nel trattare le notizie. È questo il motivo per cui abbiamo scioperato e per cui permane lo stato di agitazione.

La redazione rinnova la propria fiducia al direttore al quale chiediamo di essere al nostro fianco in questo delicato passaggio sindacale. Al nostro editore riconosciamo di avere fatto assunzioni e di avere risanato i conti dell’azienda in un momento difficile per l’editoria e di avere riacquistato parte della sede storica di via Solferino. Nel rispetto dei ruoli e con spirito costruttivo riteniamo comunque che sia arrivato il momento di pensare al Corriere del futuro, con investimenti adeguati e con una maggiore disponibilità all’ascolto dei giornalisti e della loro rappresentanza sindacale. Per rimettere l’informazione di qualità al centro di tutto. Lo dobbiamo innanzitutto a voi lettori e alla storia del primo giornale italiano per il quale siamo fieri di lavorare.

L’incipit della RISPOSTA DELL’EDITORE

La pubblicazione del comunicato che avete appena letto non è dovuta ai sensi dell’art.34 del Contratto Nazionale di Lavoro Giornalistico, poiché non firmata dal Comitato di Redazione. Il comunicato è stato altresì deciso da un’assemblea di 168 giornalisti, con 143 votanti, di cui 130 a favore, circa il 27% dell’intera redazione. Abbiamo condiviso la decisione del Direttore Luciano Fontana di pubblicarlo ugualmente nel rispetto del confronto delle idee, come nella tradizione di questo quotidiano. (…)

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