
Equo compenso, i giornalisti scendono in piazza: «Servono tabelle subito»
I giornalisti tornano in piazza per chiedere l’applicazione concreta dell’equo compenso. Il 9 aprile, davanti al Ministero della Giustizia a Roma, l’Ordine dei giornalisti del Lazio ha promosso una manifestazione per sollecitare il governo a varare al più presto le tabelle che stabiliscono i compensi minimi per la professione.
La protesta nasce dopo anni di attesa: le tabelle, previste dalla legge, non sono ancora state definite, lasciando migliaia di professionisti senza riferimenti chiari sulle retribuzioni. Gli Ordini regionali – nel frattempo – ricevono continue richieste di valutazione sui compensi, ma non possono fornire risposte senza parametri ufficiali.

Alla mobilitazione hanno partecipato anche Fnsi, Cnog e altre organizzazioni di categoria, in un contesto segnato da una crisi profonda dell’editoria. Il contratto nazionale è fermo da oltre dodici anni, mentre precarietà, mancati rinnovi e difficoltà occupazionali rendono sempre più complesso il lavoro nelle redazioni.
I giornalisti chiedono anche un confronto con il Parlamento per portare all’attenzione istituzionale la situazione del settore. Al centro della protesta c’è un tema considerato cruciale: senza compensi equi e tutele adeguate, sostengono i promotori, è a rischio non solo la dignità della professione ma anche la qualità dell’informazione e, di conseguenza, la stessa tenuta democratica del Paese.
