ATTUALITA'

17/04/2026

Futuro precario? No, grazie! Terza giornata di sciopero per il rinnovo del contratto

La terza giornata di sciopero nazionale indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana per il rinnovo del contratto collettivo, fermo ormai da dieci anni. è un nuovo segno di mobilitazione, una protesta che, come sottolineato dagli stessi promotori, non riguarda solo la categoria ma chiama in causa direttamente la qualità dell’informazione e, quindi, la salute democratica del Paese.

A Torino, l’iniziativa simbolica organizzata dall’Associazione Stampa Subalpina ha tradotto in immagini concrete le difficoltà della professione: un flash mob in via Garibaldi, angolo via Milano, per rappresentare “plasticamente” la precarietà crescente del lavoro giornalistico. Non una protesta autoreferenziale, ma un appello rivolto ai cittadini, destinatari ultimi dell’informazione.

La segretaria Silvia Garbarino ha ribadito il senso della mobilitazione: «È il terzo giorno di sciopero nazionale per il mancato rinnovo contrattuale che da dieci anni manca alla categoria. I giornalisti sono tra i lavoratori da più tempo senza rinnovo». Una protesta che ha anche un costo diretto per chi aderisce, soprattutto per i dipendenti, ma che punta a denunciare una crisi strutturale del settore: «L’informazione italiana è in crisi, sicuramente economica, e a pagarne le conseguenze siamo tutti».


Sulla stessa linea anche Stefano Tallia (presidente dell’Ordine dei giornalisti del Piemonte), che ha sottolineato come le questioni contrattuali non possano essere considerate un tema interno alla categoria: senza condizioni di lavoro dignitose – per dipendenti e, soprattutto, per autonomi – «non possono esistere le condizioni per una reale libertà di stampa».

Il quadro delineato dal comunicato della Fnsi è netto: da un lato un contratto scaduto da un decennio e stipendi erosi dall’inflazione, dall’altro un settore editoriale che ha beneficiato di sostegni senza tradurli in migliori condizioni per i lavoratori. A ciò si aggiungono nuove criticità, come l’assenza di regole sull’uso dell’intelligenza artificiale e la mancata definizione di un equo compenso per freelance e collaboratori, spesso sotto la soglia di povertà.

Dopo tre giornate di sciopero, il bilancio è quindi duplice: da un lato una categoria che mostra compattezza e rilancia il confronto, dall’altro un negoziato ancora fermo e un sistema editoriale che fatica a trovare un equilibrio tra sostenibilità economica e diritti del lavoro. Sullo sfondo, la domanda che attraversa la mobilitazione resta la stessa: quale futuro per un’informazione libera e di qualità in Italia?

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