È l’unità la strada per difendere il lavoro autonomo

Dall’associazionismo possono arrivare idee e risorse per rendere più forte il sindacato
Come altre consigliere e consiglieri dell’Ordine ho seguito la riunione nella quale Clip, il neonato collettivo che punta a riunire i lavoratori precari dell’informazione. Nelle parole delle colleghe e dei colleghi che hanno raccontato l’iniziativa, nel loro documentario, nella mostra fotografica e nella pièce teatrale che hanno accompagnato l’evento, ho visto molta e sana voglia di partecipazione, sicuramente una buona notizia in una stagione segnata da troppa indifferenza.
Ho sentito, naturalmente, anche le critiche nei confronti del sindacato che non riuscirebbe a dare risposte alle domande del lavoro autonomo. Come ho avuto modo di dire nel mio intervento – e in questo parlo anche per esperienza diretta, avendo guidato per otto anni la Subalpina – credo si tratti di un problema che accomuna tutte le organizzazioni tradizionali: nate per tutelare il lavoro dipendente, faticano a trovare soluzioni per il precariato. Ma questa è solo una parte della verità.
La precarizzazione del mondo del lavoro, che venne elegantemente definita “flessibilità”, aveva due obiettivi, entrambi pienamente centrati: ridurre i pagamenti e rendere più difficile la tutela dei lavoratori. La pluralità dei contratti con i quali, anche nell’editoria, si può essere ingaggiati, Cococo, partite Iva, cessione di diritti d’autore, prestazione occasionale e così via, fa sì che ognuno si trovi di fronte a problemi diversi che rendono complicata un’azione collettiva.
È per questo che già una decina di anni fa, quando era appunto alla segreteria della Subalpina, favorii la nascita del collettivo (Gasp) che riuniva varie categorie di lavoratori intellettuali precari: giornalisti, ricercatori, avvocati, commercialisti. L’idea, che credo ancora valida, era quella di unire ciò che era stato diviso per rendere più forte la rivendicazione e suggerire idee nuove al sindacato.
Credo quindi, fermamente, che la strada da seguire sia quella dell’unità attraverso una sinergia ancora più forte tra il mondo dell’associazionismo e i sindacati ai quali spetta l’onere di rappresentare i lavoratori nei tavoli di trattativa. Dividersi, perdere di vista che la controparte è chi produce profitti, sarebbe sbagliato e renderebbe tutti ancor più deboli. E questo lo penso per ogni categoria di lavoratori, non solo quelli dell’informazione che a onor del vero, in Piemonte, possono comunque contare su un sindacato, la Subalpina, che da sempre si mette al servizio di quanti domandano aiuto senza chiedere come prima cosa se abbiano o meno la tessera e che nella copertura delle spese legali e nei fondi di solidarietà rappresenta uno dei modelli più innovativi e inclusivi.
Per questo mi auguro che molte delle persone che c’erano giovedì sera all’Off-Topic partecipino all’incontro organizzato il 9 giugno dalla Commissione Lavoro Autonomo della Subalpina dove si discuterà degli strumenti già oggi disponibili per il lavoro autonomo e di come renderli più efficaci.
Detto questo, non mi sottraggo dalla chiamata in causa dell’Ordine dei Giornalisti. Va subito detto, per essere onesti e per cadere nella demagogia, che si tratta di una amministrazione pubblica chiamata, in quanto tale, ad applicare la legge. Purtroppo, una legge vecchia e superata approvata nel 1963 e da allora mai riformata.
Nonostante vincoli e limiti, il Consiglio che presiedo ha tuttavia cercato di interpretare le norme nella maniera più accogliente possibile. Lo abbiamo fatto nell’avvio dei praticantati come nell’iscrizione tra i pubblicisti, cercando di riconoscere e valorizzare su tutto la produzione giornalistica. Così continueremo a fare, assumendoci la responsabilità, se sarà necessario, di interpretare ancora le norme alla luce dei cambiamenti, nella speranza che al più presto la politica si renda conto che la riforma delle leggi dell’informazione è un’emergenza. La difesa democrazia, lo dico alla vigilia del 2 giugno, è fatta da azioni concrete.
Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte
