Da Chivasso un segnale forte contro le intimidazioni alla stampa

Dopo la manifestazione del 7, in autunno, un incontro per la legalità con i cittadini e le scuole
È stata importante la manifestazione di martedì 7 luglio a Chivasso organizzata dopo le aggressioni che hanno avuto come vittime i colleghi Federico Gottardo e Caterina Stamin. Un appuntamento di piazza che ha visto la significativa partecipazione dei rappresentanti delle istituzioni, della politica e della società civile. Ma un valore non meno importante credo che sia stato l’aver messo in luce ancora una volta come il giornalismo e la legalità siano strettamente connessi. Il fatto che l’aggressione sia maturata nell’ambito di una vicenda che interessava la presenza delle organizzazioni criminali nei nostri territori, aree che per troppo tempo si sono ritenute immuni da questo genere di problemi, attribuisce all’episodio un significato ancor maggiore. È proprio l’azione dei giornalisti che quotidianamente percorrono e raccontano le strade anche dei più piccoli comuni del Piemonte a illuminare una realtà che si è troppo a lungo ignorata. Ricordo molto bene, perché in quel tempo collaboravo con una testata locale, il maxi-sequestro di cinque tonnellate di cocaina che venne fatto nel 1994 a Borgaro e dal quale nacque uno dei primi grandi processi contro le organizzazioni criminali al nord. A raccontare per primi quella spettacolare operazione e a seguire gli sviluppi che ne derivarono, furono proprio le testate locali. Voci che con la loro opera quotidiana hanno contribuito a far crescere nell’opinione pubblica la consapevolezza di quanto la criminalità non sia un problema che riguarda solamente le regioni nelle quali le organizzazioni mafiose sono storicamente radicante. Al contrario, proprio la capacità di camuffarsi nell’economia legale è uno degli aspetti più insidiosi delle nuove mafie. Anche per questo sempre più frequentemente, i giornalisti sono vittime di minacce e aggressioni che puntano a chiudere i loro taccuini. Ma i bersagli non sono solo i colleghi, ma anche i cittadini ai quali si vuole impedire di conoscere quel che accade intorno a loro. Per queste ragioni, raccogliendo l’invito che ci è stato rivolto dall’amministrazione comunale, torneremo nei prossimi mesi a Chivasso per un’iniziativa con i cittadini e, se ci riusciremo, con i ragazzi delle scuole per spiegare loro come la libertà di stampa sia un bene prezioso che ha a che fare direttamente con la loro di libertà. Lo faremo invitando alcuni dei giornalisti che vivono sotto scorta per aver avuto il coraggio di denunciare la criminalità nei loro territori.
Le minacce, infine, non sono solo quelle fisiche. A insidiare il diritto di cronaca, come ho ricordato nel mio intervento in piazza a Chivasso, è anche il mancato recepimento nel nostro paese di norme come l’European Media Freedom Act che contiene tra le altre cose misure contro le querele bavaglio che vengono utilizzate tutt’ora come strumento di intimidazione. L’auspicio è che i rappresentanti della politica e delle istituzioni presenti con noi a Chivasso possano farsene portavoce, invertendo quella tendenza legislativa che negli ultimi anni ha reso più difficile il lavoro dei cronisti, spesso utilizzando il paravento della presunzione di innocenza. Un valore importante, certo, che il legislatore deve però far convivere con il diritto di cronaca.
Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte
