Futuro di Stampa e Rai: è il tempo dell’impegno delle istituzioni

Chiusa la trattativa per il giornale, serve un progetto per la presenza del servizio pubblico
La manifestazione dei sindacati di fronte allo storico Palazzo della Radio di via Verdi ha fatto tornare d’attualità il dibattito sul destino del servizio pubblico radiotelevisivo nella nostra regione. Si tratta di una questione i cui termini ricalcano molto da vicino la discussione che ha accompagnato la cessione de “La Stampa”, un’operazione quest’ultima perfezionata da poco più di una settimana e per la quale sarà necessario attendere qualche tempo prima di poter dare una valutazione compiuta. Dalla nuova proprietà sono arrivate rassicurazioni sia sul mantenimento dei livelli occupazionali, sia sul posizionamento nazionale del giornale, ma sarà necessario attendere i fatti.
Diverso anche se con molti tratti di comunanza il discorso per quanto riguarda la Rai che si appresterebbe a cedere, nell’ambito di una più ampia operazione di dismissioni immobiliari, il palazzo dove nacque la radio italiana e l’annesso Teatro Scribe. Si tratta di aree che si trovano nel centro culturale di Torino frequentato ogni giorno da migliaia di turisti, a due passi dalla Museo del Cinema della Mole Antonelliana, dal cinema Massimo e dal piccolo ma frequentatissimo Museo della Radio e della Televisione attualmente ospitato all’interno del centro di produzione di via Verdi. Non bisogna insomma essere fini urbanisti per comprendere come proprio il palazzo della radio, al cui interno sono conservate apparecchiature preziosissime, potrebbe rappresentare lo spazio ideale dove ampliare l’attuale museo radiotelevisivo mettendolo anche in sinergia con l’enorme patrimonio delle Teche Rai che già oggi si trovano lì. Un progetto che, se realizzato, permetterebbe di percorrere un viaggio nella storia dell’audiovisivo nello spazio di poche centinaia di metri, un’esperienza unica al mondo. Non è noto quali siano i potenziali acquirenti di quell’immobile, ma non c’è dubbio che questo rappresenti una ricchezza anzitutto per la città e che la città sbaglierebbe a lasciarsi sfuggire. L’apertura di un dialogo con la Rai su questo tema potrebbe poi essere un buon viatico per far sentire il peso del territorio anche sulle scelte produttive dell’azienda pubblica radiotelevisiva: in passato altre aree del paese hanno saputo fare sistema ottenendo risultati importanti.
Perché questi progetti possano essere messi in campo è però necessario che le istituzioni, come accaduto nel caso della cessione de “La Stampa”, parlino con una voce sola. In entrambi i casi stiamo parlando di aziende culturali che, grazie al loro prestigio e alla loro presenza, hanno contributo a rafforzare il peso politico, economico e sociale del territorio. Se il quotidiano di via Lugaro è stato per decenni la voce del Piemonte a livello nazionale e internazionale, non c’è dubbio che le produzioni televisive e radiofoniche realizzate in via Verdi abbiano portato in giro per il mondo le eccellenze piemontesi. Non è un caso che nelle manifestazioni siano scesi in piazza intellettuali e artisti.
Ora è però necessario che le istituzioni facciano la loro parte, non abbassando la guardia sul destino del giornale di Via Lugaro e facendo sentire la propria voce ai vertici della Rai. Quale che sia la nuova vocazione di Torino intorno alla quale si arrovella la classe dirigente cittadina, avere voci che possano raccontarla non sarà un fattore secondario.
Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte
