ATTUALITA'

Cronaca, il diritto negato: serve un’iniziativa del parlamento

20 Ottobre 2026
2 min di lettura

Solidarietà al collega indagato per una “fuga di notizie”: difficili i riscontri con le fonti ufficiali

Chi ha paura della cronaca? Verrebbe da chiederselo, misurando le difficoltà che i cronisti incontrano ogni giorno nel raccontare all’opinione pubblica fatti di grande interesse collettivo, alle prese con fonti che diffondono notizie parziali, incomplete e spesso difficili se non impossibili da verificare per la mancanza di elementi essenziali.

La ragione è nota e fa riferimento al decreto con il quale il Parlamento ha recepito la norma comunitaria sulla presunzione di innocenza: una legge che stabilisce il sacrosanto principio secondo cui nessuno debba essere considerato colpevole fino a sentenza definitiva, ma che, nella sua traduzione italiana, ha affidato ai procuratori capo un’ampia discrezionalità in merito alle notizie che possono essere diffuse e quindi a ciò che i cittadini hanno diritto di conoscere. Da loro deve passare l’autorizzazione per ogni singola notizia, a partire dai più banali incidenti stradali nei quali vi siano feriti, fino alle più delicate inchieste che riguardano la pubblica amministrazione, passando per i reati che incidono sulla sicurezza dei cittadini.

Tutto questo, oltre a negare potenzialmente all’opinione pubblica la conoscenza di fatti importanti, mette i giornalisti in una condizione di difficoltà, esponendoli ai rischi che possono derivare dalla raccolta di notizie attraverso fonti «informali», che più facilmente possono indurre in errore e comunque non consentono una piena visione dei fatti.

Si inquadra in questo contesto la notizia, appresa la scorsa settimana, di un collega sottoposto a indagine per una presunta fuga di notizie in merito a un’inchiesta sulla criminalità organizzata. Pur senza entrare nel merito del fascicolo aperto, evidenziamo come eventi di questo genere possano essere favoriti dalla difficoltà di trovare riscontri presso le fonti ufficiali.

Al collega va quindi la nostra solidarietà, nella consapevolezza che, se non interverranno al più presto modifiche alla normativa, altri episodi di questo genere potranno verificarsi. A essere danneggiata sarà anzitutto la fiducia che i cittadini ripongono nella giustizia, una fiducia che, nel rispetto di tutti i diritti, deve fondarsi anzitutto sulla trasparenza delle informazioni.

Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Associazione Stampa Subalpina, Gruppo Cronisti

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