Master “Giorgio Bocca”, gli occhi sul futuro della professione

Inaugurato il biennio ’26-’28 della scuola, sempre più centrale nella formazione della categoria
Quando ero studente e pensavo di affacciarmi alla professione, c’era una domanda alla quale nessuno era in grado di dare una risposta: come si fa a diventare giornalista? Erano i primi anni Novanta del secolo scorso e nelle università iniziavano appena ad affacciarsi i primi corsi di laurea in Scienze della comunicazione. La risposta, quando la si otteneva, era comunque vaga: bisognava iniziare una collaborazione con una testata, magari aiutati da qualche buona conoscenza, e poi sperare che, con tanto lavoro e altrettanta fortuna, maturassero le condizioni per un’assunzione.
Questa, purtroppo, continua a essere la condizione di centinaia di collaboratori pagati poco e male. Da ormai ventidue anni, tuttavia, un’alternativa esiste ed è rappresentata dai Master di giornalismo. Grazie all’accordo tra Ordine e Università, queste scuole consentono l’accesso al praticantato, ma soprattutto offrono una preparazione al passo con le trasformazioni della professione.
In questo contesto, il Master “Giorgio Bocca” rappresenta un’eccellenza della quale non posso che essere orgoglioso. Grazie alla competenza e alla passione di chi la guida, la scuola ha saputo ritagliarsi uno spazio importante nel panorama nazionale, non solo per la qualità della formazione offerta, ma anche per la capacità di caratterizzarsi come polo di riflessione avanzata sul mondo del giornalismo.
Il rapporto che ogni anno il Master elabora, declinando per il nostro Paese i dati del Reuters Institute, è una bussola per orientarsi nelle trasformazioni del mondo dell’informazione. Sono certo che Laura Scomparin e Marco Ferrando, che dirigono la scuola, sapranno trarne spunti di insegnamento interessanti. A loro, all’Università di Torino e in particolare alla rettrice Cristina Prandi va il mio ringraziamento per continuare a credere in questa scommessa, partita in sordina e con molti venti contrari, sotto la guida dei compianti Vera Schiavazzi e Mario Tranfaglia.
A beneficiare del lavoro del Master, in questi anni, non sono stati soltanto gli studenti che lo hanno frequentato, ma l’intera categoria. Corsi di formazione come quello dedicato al ruolo del giornalismo d’inchiesta, con il quale si è aperto l’undicesimo biennio, hanno permesso all’Ordine del Piemonte di arricchire la propria offerta formativa.
Come ricordo spesso a colleghe e colleghi, l’importanza della formazione continua non sta solo nei crediti da cumulare per assolvere l’obbligo, quanto nella necessità di un costante aggiornamento. Oggi non è possibile essere buoni giornalisti senza investire tempo in questo ambito.
Quel cane da guardia della democrazia al quale tutti vogliamo molto bene ha bisogno di essere addestrato ancora più di quanto non fosse necessario in un passato ormai lontano, quando fiuto e talento erano sufficienti. Oggi non è più così e, se vogliamo continuare a essere testimoni del nostro tempo, dobbiamo disporre degli strumenti per interpretarlo.
È per questo che l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte è fiero di sostenere il Master di Giornalismo, convinto di rendere così un servizio all’intera categoria. Non posso quindi che augurarmi che questa convinzione sia condivisa da tutte le istituzioni giornalistiche, a ogni livello, mettendo da parte quelle tentazioni passatiste che talvolta riaffiorano e portano a mettere in discussione il ruolo dei Master. Questi rappresentano oggi la principale garanzia, in attesa di una riforma della professione che tarda da decenni, di un accesso trasparente e pubblico alla professione. Trasparente e pubblico, due principi che fanno rima con democrazia e libertà.
Stefano Tallia, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte
