GIORNALISTI

Premio Morrione, Mara Filippi: «Le parole sono uno strumento potente»

26 Ottobre 2026
6 min di lettura

Premio Morrione, le «Povere parole» e le inchieste degli under 30

Dal racconto della Palestina all’emergenza ambientale, dall’intelligenza artificiale al rapporto tra informazione e impegno civile: le Giornate del Premio Roberto Morrione tornano a Torino dal 29 al 31 ottobre, con un programma dedicato alle “Povere parole” e alla responsabilità di chi le usa. Dopo l’anteprima del 19 ottobre con il Master in Giornalismo, la quindicesima edizione farà tappa a Palazzo Ceriana Mayneri per l’incontro legato al Premio Vera Schiavazzi, per poi proseguire alla Fabbrica delle “e”. Qui si alterneranno gli appuntamenti con le scuole, il confronto sulla Palestina con Paola Caridi, la riflessione sull’ambiente e il dialogo tra Alessandro Bergonzoni e Marino Sinibaldi. Sabato, dopo il laboratorio sugli strumenti dell’intelligenza artificiale per il giornalismo investigativo, spazio alle inchieste finaliste e all’incontro con Massimo Cirri. La premiazione chiuderà le giornate nella serata del 31 ottobre, con la conduzione di Giulia Bosetti.

Il programma completo è disponibile sul sito del Premio

Sono quattro le inchieste finaliste del Morrione: tre video e un radio-podcast. Fino a un certo punto, di Jamil El Sadi, Dalia Ismail e Dario Morgante, con la tutor Sara Manisera; La grande sete, di Isaia Montelione, Enrica Muraglie e Federica Scannavacca, con Roberto Persia; Studenti senza casa, di Jessica Perra e Davide Traglia, con Udo Gümpel; e il podcast Hasta el final, di Edoardo Anziano, Gabriele Ciraolo e Giovanni Soini, con Antonella Serrecchia. A queste si affianca Buchi nell’acqua, di Natalie Sclippa e Paolo Valenti, con il tutor Davide Demichelis, vincitrice della terza edizione del Premio Riccardo Laganà. Complessivamente, tredici autrici e autori under 30.

A tenere insieme i lavori è innanzitutto la capacità di intercettare questioni che attraversano il presente. Lo sottolinea Mara Filippi Morrione, portavoce del Premio: «Ci accorgiamo, nonostante la programmazione parta molto prima, con il lavoro della giuria a inizio anno, che le inchieste sono sul pezzo rispetto all’attualità. Siamo nel cuore degli argomenti di cui si parla in questi giorni. La giuria ha naso, ma i giovani under 30 hanno antenne e un’angolatura sulle notizie sempre poco studiata, particolare: si tratta di inchieste che entreranno sicuramente nel circuito del mainstream».

Questa attenzione si accompagna alla scelta del tema delle giornate, che richiama direttamente il mestiere e i suoi strumenti. «Il tema generale che lega queste giornate è “Povere parole”. A partire da Trump, che si prende libertà di linguaggio e si smentisce spesso; crediamo invece che chi vuole fare giornalismo d’inchiesta debba essere particolarmente attento all’uso delle parole, che sono uno strumento potente. I giovani si devono rendere conto di quanto la parola, così bistrattata, sia invece fondamentale per un corretto rapporto tra persone e istituzioni».

Anche i due riconoscimenti speciali si inseriscono in questa riflessione. «Paola Caridi è Testimone del Premio Morrione 2026 e il suo intervento sarà al centro dell’incontro sul giornalismo d’inchiesta di fronte alla questione palestinese, un tema di cui si è sempre occupata. Sul versante più italiano, il “Baffo Rosso” di quest’anno va a Massimo Cirri, con l’idea di sottolineare la sua figura di psicologo, giornalista e autore teatrale, mai sopra le righe. Nel tempo ha sempre saputo parlare ai giovani e coinvolgerli con i raduni di Radio 2: sempre civile, si è saputo rapportare a loro con i giusti modi».

Nelle inchieste, il rapporto con l’attualità assume forme diverse. Il lavoro vincitore del Premio Laganà guarda infatti all’uso delle risorse e al modello dei grandi eventi sportivi. «È un’inchiesta tutta torinese, della redazione de lavialibera, sull’uso dell’acqua per creare neve artificiale per le Olimpiadi di Milano Cortina. Affronta il modello di business e quanto siano anacronistiche Olimpiadi fatte così. Il tutor è Davide Demichelis ed è un tema attualissimo in vista delle prossime Olimpiadi».

Con Hasta el final lo sguardo si sposta invece sulla morte di Mario Paciolla. «Il radio-podcast approfondisce la morte del cooperante dell’Onu, una situazione internazionale complessa su cui c’è stato un silenzio tombale. È una ricostruzione molto dettagliata di quello che a oggi si sa degli ultimi mesi di Mario. Gli autori hanno intervistato parecchie persone in Colombia e sono tutte testimonianze importanti».

Le tre video-inchieste affrontano la gestione dell’ordine pubblico, il diritto alla casa e allo studio e la dissalazione. A proposito di Fino a un certo punto, Mara Filippi spiega: «È un’inchiesta panoramica sulla gestione dell’ordine pubblico nelle manifestazioni pro Palestina in Italia, su un mondo giovane che si sta muovendo e non è più disposto a stare in silenzio. Ricostruisce di conseguenza anche la linea del governo su questo genere di manifestazioni e si intreccia bene a quello che sta capitando per motivi diversi in questi giorni».

Il tema delle condizioni materiali in cui vivono i giovani torna in Studenti senza casa. «Si parla di casa e diritto allo studio, di studentati privati e dei miliardi del Pnrr, di un bando che finisce per sottrarre opportunità ai giovani. Il tema della casa è europeo e mondiale e anche questo è un tema centrale delle ultime settimane».

La grande sete affronta invece il rapporto tra risorse idriche e interessi economici. «L’inchiesta riguarda i dissalatori, le tecniche per ottenere acqua potabile dall’acqua marina. Anche qui c’è un business: dal processo di depurazione per ottenere acqua per fini potabili si può estrarre salamoia che contiene materie critiche importanti».

Dietro questi lavori c’è una partecipazione che, osserva la portavoce, resta forte anche tra chi deve conciliare formazione e occupazioni diverse. «Quest’anno la partecipazione è stata anche più alta della media degli anni precedenti. Si tratta, va ricordato, di giovani under 30 che studiano e lavorano, o che già fanno due lavori in molti casi».

Da quest’anno, spiega la portavoce, la selezione passa anche dall’incontro diretto. «Abbiamo organizzato alcuni pitch in presenza dei 25 soggetti migliori, per poter conoscere gli autori e approfondire il loro grado di interesse per l’inchiesta; ha funzionato questa modalità di selezione e crediamo che la replicheremo anche per il prossimo anno».

Dalle proposte, racconta ancora la portavoce, è emersa anche quest’anno, come negli ultimi anni, una grande attenzione all’ambiente, ma anche agli ostacoli che segnano l’ingresso nella vita adulta. «Come ogni anno, il tema ambientale viene proposto nelle sue diverse forme. Poi ci sono state diverse proposte sulle difficoltà legate al diritto allo studio e all’accesso alla sanità, ovvero in molti casie le difficoltà dei giovani a entrare nel mondo degli adulti».

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