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TAR su Equo Compenso a editori: adesso varare la norma per i giornalisti, non si può più aspettare

12 Ottobre 2026
4 min di lettura
fondo editoria

“Il TAR ribadisce quanto asserito dalla Corte di Giustizia Europea: le grandi piattaforme digitali devono pagare il dovuto agli editori per l’utilizzo delle  informazione giornalistiche e il relativo regolamento varato dall’Agcom è assolutamente legittimo. A questo punto è urgente sbloccare al più presto le norme per l’equo compenso ai giornalisti; un provvedimento che, sulla base delle tabelle approvate dal Consiglio nazionale dell’Ordine ormai nel 2023, è indispensabile per tutelare soprattutto la fascia più debole della categoria: gli autonomi e free lance. Il provvedimento è stato più volte annunciato ma è rimasto fermo in qualche cassetto. Adesso non si può più aspettare.

Il TAR ribadisce quanto asserito dalla Corte di Giustizia Europea: le grandi piattaforme digitali devono pagare il dovuto agli editori per l’utilizzo delle  informazione giornalistiche e il relativo regolamento varato dall’Agcom è assolutamente legittimo. A questo punto è urgente sbloccare al più presto le norme per l’equo compenso ai giornalisti; un provvedimento che, sulla base delle tabelle approvate dal Consiglio nazionale dell’Ordine ormai nel 2023, è indispensabile per tutelare soprattutto la fascia più debole della categoria: gli autonomi e free lance. Il provvedimento è stato più volte annunciato ma è rimasto fermo in qualche cassetto. Adesso non si può più aspettare.”

il fatto:

Il Tar respinge il ricorso di Meta, ok alla delibera Agcom sull’equo compenso ++

(ANSA) – ROMA, 09 OTT – E’ legittima la delibera con la quale l’Agcom il 19 gennaio 2023 ha emesso il “Regolamento in materia di individuazione dei criteri di riferimento per la determinazione dell’equo compenso per l’utilizzo online di pubblicazioni di carattere giornalistico”. L’ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza con la quale ha respinto un ricorso di Meta Platforms Ireland Limited, la società di diritto irlandese che fornisce agli utenti europei – inclusi quelli italiani – una serie di servizi online, fra i quali anche Facebook.


(2) – Alla fine del 2023 il Tar sospese in giudizio, rimettendo alla Corte di giustizia Ue una serie di questioni pregiudiziali, tra le quali la valutazione se la Direttiva Ue sul diritto d’autore nel mercato unico digitale sia
d’ostacolo all’introduzione di disposizioni nazionali come quelle previste dalla legge italiana sul diritto d’autore, nella
parte in cui è previsto l’equo compenso. A metà maggio scorso, la Corte di giustizia Ue ha fornito la sua interpretazione, dichiarando tra l’altro che la direttiva in questione non osta a una normativa nazionale che prevede un’equa remunerazione come corrispettivo dell’autorizzazione a utilizzare le pubblicazioni concessa ai prestatori di servizi della società dell’informazione.


Il Tar, rispondendo alla censura secondo la quale il diritto all’equa remunerazione per l’utilizzo online delle pubblicazioni “non è affatto contemplato dalla disposizione oggetto di recepimento”, ha ritenuto che “la Corte di Giustizia ha individuato precise condizioni cui è subordinata l’ammissibilità del diritto degli editori di pubblicazioni di carattere giornalistico a un’equa remunerazione; a tal fine è necessario che: la remunerazione costituisca il corrispettivo economico dell’autorizzazione concessa ai provider di riprodurre tali pubblicazioni o di metterle a disposizione del pubblico; – gli editori possano rifiutare di concedere tale autorizzazione o concederla a titolo gratuito; non sia imposto alcun pagamento ai provider qualora essi non utilizzino tali pubblicazioni; gli obblighi e le eventuali sanzioni imposti ai provider rispettino il principio di proporzionalità”. Condizioni che, secondo i giudici, “risultano tutte soddisfatte dalla disciplina introdotta dal legislatore nazionale”. In sostanza, per il Tar le misure nazionali di attuazione adottate dal legislatore italiano (ovvero la previsione di un diritto all’equo compenso, un procedimento per la sua determinazione da parte dell’Autorità e gli ulteriori obblighi e sanzioni previsti), risultano “strettamente funzionali a garantire la piena efficacia dei diritti concessi agli editori dalla direttiva in questione, conformemente all’obiettivo che essa persegue”. (ANSA).

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