ATTUALITA'

Quel diritto di cronaca che va difeso in alleanza con i cittadini

13 Ottobre 2026
3 min di lettura

A Genova manifestazione il 19 ottobre, serve un cambiamento della presunzione di innocenza

Ormai è un’emergenza e i colleghi liguri che scenderanno in piazza il 19 ottobre a Genova convocati dall’Ordine regionale e dall’Associazione della Stampa lo dicono a chiare lettere: il lavoro dei cronisti sta diventando sempre più difficile, con notizie, talvolta anche quelle più banali, che con il pretesto della riservatezza vengono negate trasformando il lavoro in uno slalom tra i divieti.

Alla base di questi comportamenti delle forze dell’Ordine, è noto, c’è il decreto sulla cosiddetta “presunzione di innocenza”, che ha consegnato al Procuratore capo la titolarità dell’informazione e la valutazione su ciò che deve o meno avere rilevanza pubblica. Di qui l’esigenza che i comunicati siano approvati dall’autorità giudiziaria: una procedura che, a seconda delle città, può avere tempi e modi anche molto diversi, essendo diversa l’interpretazione che i magistrati possono dare alla norma. A questo si aggiunge il fatto che, in alcuni casi, viene data di questa legge un’interpretazione ancor più restrittiva, arrivando a negare notizie di fatti avvenuti in luoghi pubblici e sotto gli occhi di numerosi testimoni. Certo, ogni evento può, in via teorica, dare origine a un’inchiesta giudiziaria, ma le esigenze di riservatezza non possono precedere l’avvio dell’inchiesta stessa.

Questo non significa che i giornalisti non possano scrivere degli eventi di cui vengono a conoscenza, perché le fonti sono molteplici: avvocati, testimoni, canali informali, ma si tratta di una situazione che espone i cronisti al rischio di commettere errori, con ricostruzioni dei fatti che possono mancare di elementi essenziali. Cosa c’entri tutto questo con la presunzione di innocenza è difficile da comprendere.

Più volte ho sottolineato l’esigenza che vi sia da parte della nostra categoria un atteggiamento responsabile, evidenziando come il nostro compito sia anzitutto quello di filtrare le notizie, prestando sempre grande attenzione alla tutela della dignità delle persone. Talvolta non accade e dobbiamo essere severi anche nei confronti dei nostri possibili errori. Tuttavia, è venuto il tempo che le organizzazioni di categoria tornino a chiedere con forza che la norma sulla presunzione di innocenza venga modificata, offrendo contestualmente la disponibilità a scrivere regole condivise con tutti gli attori in campo: magistratura, forze dell’ordine, avvocati.

Nessun dubbio, naturalmente, nel tutelare il diritto delle persone sottoposte a indagine a non essere definite colpevoli fino a sentenza definitiva, ma il diritto di cronaca rappresenta uno dei pilastri della democrazia. In gioco non c’è solo il nostro mestiere, ma il diritto dell’opinione pubblica a conoscere fatti rilevanti e in tempi congrui. Proprio per questo è importante che nelle nostre manifestazioni venga coinvolta quella società civile che è la prima vittima dell’occultamento delle notizie. In altri tempi, nella storia del nostro Paese, abbiamo assistito alla cancellazione della cronaca: ci auguriamo che nessuno rimpianga quella stagione e in ogni caso ricordarlo può essere molto utile.

Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte

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