GIORNALISTI

Dalle radio libere al Premio Pestelli. Come è cambiato il linguaggio dell’emittenza privata

15 Ottobre 2026
2 min di lettura
radio

Il principale riconoscimento del Premio Pestelli 2026, giunto all’XI edizione e dedicato alle migliori tesi di laurea sul giornalismo, verrà assegnato il 28 ottobre ad Alessandra Bassolino per il suo studio “L’italiano trasmesso: analisi linguistica del medium radiofonico”, discusso all’Università La Sapienza di Roma. Questo lavoro, dedicato al linguaggio della radio e alle sue caratteristiche  offre lo spunto per ricordare una stagione nella quale proprio il modo di parlare davanti a un microfono subì una trasformazione radicale. A metà anni Settanta anche Torino accese l’etere. La rivoluzione delle radio e delle televisioni libere non ha soltanto trasmesso parole, musica e notizie, ma  ha cambiato il modo di parlare e il costume degli italiani. Proprio da questa riflessione sul linguaggio e sulla trasformazione dei mezzi di comunicazione prende spunto una serie di articoli che pubblicheremo nelle prossime settimane su Casa dei Giornalisti, dedicati alla storia delle radio e delle tv private di Torino e del Piemonte. Un viaggio che partirà dagli anni pionieristici delle prime antenne e degli studi – talvolta ricavati in soffitte e garage -, per seguire l’evoluzione di quel mondo fino ai nostri giorni. Molte di quelle emittenti sono scomparse, altre hanno cambiato proprietà, nome e caratteristiche. Le ricorderemo parlando della nascita delle antenne libere e commerciali, della loro storia avventurosa, della progressiva riduzione delle realtà locali, fino alla rivoluzione digitale e allo streaming. Sarà anche un’opportunità per recuperare nomi, programmi e testimonianze di una stagione che rappresentò un autentico laboratorio di comunicazione.  È proprio la tesi di laurea di Alessandra Bassolino a suggerire il punto di partenza di questo viaggio a ritroso di mezzo secolo. Se oggi il linguaggio radiofonico può essere studiato come forma dell’italiano contemporaneo, lo deve in buona parte alla leggendaria stagione delle radio “ribelli” degli anni Settanta, quando nelle case entrarono  le voci dei ragazzi, dei disc jockey, degli studenti e degli operai. E nulla fu più come prima.

Cristiano Bussola

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