GIORNALISTI

Il caso Report e il dovere della responsabilità

06 Settembre 2026
3 min di lettura
(Foto: dal profilo Facebook di Report)

Una vicenda che ripropone l’urgenza di liberare la Rai dal controllo della politica

Molti, in queste settimane di acceso dibattito sulla “vicenda “Report”, si sono chiesti -anche in maniera talvolta strumentale- quale fosse la posizione dell’Ordine dei Giornalisti. Detto che il presidente nazionale Carlo Bartoli si è espresso più volte con comunicati chiari, credo vada evidenziata anche la posizione della segretaria della Fnsi Alessandra Costante che ha invitato, prima di dare giudizi, ad attendere che la polvere si sia depositata e la storia che riguarda Sigfrido Ranucci si sia chiarita in tutti i suoi aspetti. Altrettanto lucidamente, i contorni della vicenda sono stati analizzati da Annalisa Cuzzocrea in un editoriale scritto per “La Repubblica”: «Per difendere Report e l’importanza di una trasmissione di inchiesta nella televisione pubblica –ha scritto- dovremmo forse smettere di costruire totem intoccabili e di pensare che ci siano portatori di verità assolute o programmi sempre infallibili. Dovemmo guardare agli errori del conduttore — che resta, secondo le carte giudiziarie, pur sempre la vittima di un attentato compiuto da un faccendiere con intenzioni oscure — senza usarli per distruggerne la reputazione, ma senza la condiscendenza dovuta a chi si considera dalla parte dei buoni. Dovremmo pretendere dalla Rai che assolva alla sua funzione di servizio pubblico con più giornalismo, e meno cautele dettate dalla politica. Ma soprattutto, dovremmo chiedere ogni giorno una riforma che lasci i partiti — e soprattutto i governi — definitivamente fuori dalla tv di Stato, come previsto dal Media Freedom Act europeo. Non è una questione banale, è una questione di democrazia».

Credo che questo sia il nocciolo della questione. Sbaglieremmo infatti se come categoria non sfruttassimo la vicenda per alzare il tiro delle nostre richieste e questo nonostante la soluzione individuata per la conduzione di Report che assicura la sua continuità. Il problema, infatti, riguarda ancora una volta e in maniera chiara le ingerenze che la politica ha esercitato anche in questa circostanza sulle scelte dell’azienda di servizio pubblico radiotelevisivo. Attraverso alte cariche istituzionali è arrivata a suggerire cambi di linea editoriale, ha formulato auspici e dispensato consigli sulla conduzione dei programmi: parole che dovrebbero rafforzare ancora di più la richiesta che la Rai venga liberata una volta per tutte dal controllo del governo di turno, quale che sia la sua colorazione. Solo in questo modo, per altro, credo si possa tutelare la totale indipendenza e libertà del giornalismo di inchiesta.

Ma sbaglieremmo se come categoria non cogliessimo questa occasione per guardare anche al nostro interno. Non esistono fortini intoccabili e il sapersi mettere in discussione di fronte alle critiche resta una delle qualità indispensabili del giornalismo. Ma c’è di più. Non dobbiamo mai dimenticare che il bene più grande del quale disponiamo è la nostra credibilità e quando qualche ombra viene a offuscarla il passo di lato è spesso una scelta prudente. Un principio che vale  a maggior ragione quando si diviene simboli battaglie civili e sociali e non si vuole correre il rischio che queste vengano sommerse dal polverone degli attacchi personali.

Stefano Tallia, Presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte

(Foto: dal profilo Facebook di Report)

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